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Etf a idrogeno

Milano Finanza - Numero 129 pag. 40 del 02/07/2022

Milano Finanza Intelligence Unit

La sfida green si appoggia anche alla riduzione dei costi di produzione dell’idrogeno verde, un must secondo Bnp Paribas Am

Etf a idrogeno

I sottostanti tematici coinvolgono spesso le sfide ambientali, e l’idrogeno è una degli elementi che maggiormente catalizzano l’attenzione di addetti ai lavori e investitori finali. A tal proposito Bnp Paribas Am è particolarmente focalizzata sull’idrogeno verde, in quanto non tutta la filiera dell’idrogeno può oggi essere considerata green a tutti gli effetti. Se, infatti, attraverso una pila a combustibile l’elettrolisi permette di creare energia pulita senza scarti dannosi all’ambiente, ci sono differenti sfumature di colore che aiutano a comprendere quanto l’idrogeno possa essere considerato veramente amico dell’ambiente; ad esempio, l’idrogeno definito grigio proviene da fonti di energia fossile e quindi è inquinante, e quello blu affianca la medesima provenienza a una parallela cattura e stoccaggio delle connesse emissioni di carbonio. E’ però l’idrogeno verde a far maggiormente gola, in quanto ottenibile da fonti di energia rinnovabile a basso impatto ambientale. I costi di produzione rappresentano il game changer, specifica Bnp Paribas Am: sulla base degli attuali costi, l’idrogeno verde non è infatti competitivo con le altre forme più inquinanti. Il 70% dei costi di produzione dell'idrogeno verde proviene oggi dall'energia rinnovabile e il 30% dall'elettrolizzatore; ma si prevede un'enorme riduzione dei costi di entrambi gli elementi e un parallelo (già in atto) aumento del prezzo delle alternative basate sui combustibili fossili.

Ciò significa che l'idrogeno verde potrebbe diventare, in tempi non lontani, un'alternativa credibile a quella basata sui combustibili fossili. L’utilizzo dell’idrogeno verde gioca quindi un ruolo chiave nel processo di svolta verso un’economia Net Zero ad ampio spettro. A livello industriale le applicazioni sono numerose, per citarle alcune la produzione di fertilizzanti, carburanti per veicoli (comprese navi e aerei), ossidazione del ferro, riscaldamento per edifici. Nella produzione di fertilizzanti l’utilizzo dell’idrogeno verde comporta una riduzione del 96% in termini di Co2, del 94% per la produzione di acciaio; in modo simile, si risparmierebbe il 95% circa di emissioni dannose nell’ambito dei bus e dei mezzi pesanti a idrogeno. Le stime relative alla percentuale di energia creata attraverso l’idrogeno entro il 2050 si collocano anche oltre il 20% a seconda delle fonti considerate (Comunità europea, Hydrogen Council, etc), sia a livello europeo che mondiale. E’ peraltro in atto un pressing a livello politico massiccio, con impatti in termini commerciali attraverso politiche di sostegno e progetti mirati. Il mercato dell'idrogeno è visto crescere dai 110 miliardi di euro di oggi a 2,1 miliardi di euro entro il 2050, periodo in cui l'idrogeno potrebbe rappresentare il 18% della domanda finale di energia (fonte Bnpp Exane, Hydrogen Council). REPowerEU, il piano d'azione dell'UE per ridurre la dipendenza dal gas russo, potrebbe inoltre giovare a favore: il 40% della sostituzione del russo previsto entro il 2022 e il 56% entro il 2030 favoriranno alternative verdi (bio-metano, idrogeno verde, energia eolica e solare). Nel frattempo, i costi dell’approvvigionamento energetico sono diventati uno dei “main topics” che industrie e istituzioni devono affrontare.

In termini di prodotti di investimento, Bnp Paribas propone l’Etf Bnp Paribas Easy ECPI Global Esg Hydrogen Economy, che permette di investire in un panel internazionale di aziende focalizzate sul business dell’idrogeno, affiancato da filtri Esg. L’indice replicato dall’Etf è infatti il Ecpi Global ESG Hydrogen Economy, che appartiene alla gamma di indici tematici proposta da Ecpi. Il benchmark racchiude oggi 40 componenti con un rating Ecpi Esg superiore a E, che rappresenta il filtro di sostenibilità, dove vengono applicate anche discriminanti di liquidità: market cap minima di mezzo miliardo di euro e 5 milioni giornalieri di scambi medi sul mercato. In termini settoriali il 41% del paniere è composto da utilites seguite dal 26% di titoli industriali, 22% di risorse di base e quote inferiori di beni di consumo ciclici. A livello geografico gli Stati Uniti si fermano al 26% di peso, seguono Francia (14%), Giappone (11%), Spagna e Canada (8% circa ciascuno), etc. I singoli nomi a maggior peso (3%) sono Orsted e Vestas Wind, ma l’indice è composto anche da mid caps, mostrando attualmente un P/e atteso in aggregato inferiore a 17. (riproduzione riservata)



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