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Etf a bassa correlazione

Milano Finanza - Numero 167 pag. 29 del 25/08/2018

Milano Finanza Intelligence Unit

JPM AM vede gli Usa in rallentamento e suggerisce un basket internazionale per l’azionario; bene gli

Etf a bassa correlazione

Nel market update redatto da JPM AM si evidenziano i fattori a cui porre attenzione nei mesi a venire, tanto per gli investitori che usano strumenti passivi che per coloro che amano la gestione attiva. JPM AM è da tempo memore attiva nel risparmio gestito, anche a livello domestico, ma solo lo scorso anno si è presentata in Italia con alcuni prodotti a replica passiva, quotati appunto su ETFPlus. L’offerta è per ora limitata a sette prodotti, ma con buone probabilità si estenderà a un numerose più consistenti di asset class. L’area bond è per ora segmentata su duration molto corte per quanto riguarda i Paesi sviluppati, sia in ambito euro che dollaro Usa. Mentre le duration lunghe interessano, come tipicamente accade, i sottostanti emergenti, attraverso un prodotto emerging markets in valuta forte. Ma fin dal primo listing JPM AM ha proposto strumenti alternativi, in particolare due Etf con la pretesa di decorrelarsi in modo efficiente dai saliscendi dei listini azionari. Trattasi di JPM Equity Long-Short e JPM Managed Futures, che puntano non alla replica di un classico indice ma ad una vera e propria gestione attiva, seppure attraverso un veicolo Etf.  Dall’inizi della quotazione in Italia, il JPM Equity Long-Short ha in effetti aiutato in termini di compressione del rischio,. Nel mese di marzo se l’S&P500 in dollari è affondato del 7,5%, l’Etf è riuscito a muoversi in leggera controtendenza, portandosi persino in guadagno. A sei mesi, se l’S&P500 è in rialzo del 3,5% circa, l’Etf progredisce del 2% circa. Ancora più utile per la diversificazione di portafoglio il JPM Managed Futures, che è in rialzo di oltre il 7% negli ultimi sei mesi. Anche in questo caso il sell-off azionario primaverile è stato snobbato. E’ bene in ogni caso tenere presente che si tratta di Etf a volatilità non contenuta, anche se la struttura è di tipo long-short, adatti a duna quota non eccessiva in portafoglio. Per quanto riguarda lo scenario internazionale, permangono per la casa d’affari alcuni elementi positivi, bilanciati da rischi in aumento su altri fronti. Un elemento a sostegno di sottostanti risk-on è la crescita globale, che resta tonica e caratterizzata da mancanza di specifici eccessi, fattore di per se a favore della sostenibilità dell’espansione globale. Si tratta del terzo rialzo di maggior durata dall’inizio del 1900. L’Eurozona in particolare procede a passo spedito, grazie all’euro a favore e agli indicatori di fiducia che stanno salendo, ma anche il Giappone, Canada e gli Usa mantengono un buon trend. Parallelamente il miglior contesto per le commodities favorisce molto Paesi emergenti, in particolare modo l’area latino-americana, ma anche Canada e Australia, senza però eccessi. In ambito Usa ci si attende però un rallentamento, con potenzialità anche verso il 2% di crescita del PIL per il 2019. Se infatti gli utili operativi delle società dell’S&P500 son saliti anche nel 2018, per il futuro ci si attende un ridimensionamento, anche per via della pressione salariale in aumento e del rialzo atteso nei tassi di interesse. Il tasso di disoccupazione Usa potrebbe persino portarsi verso il 3,5% per l’inizio del prossimo anno, il valore più basso dal 1969. In questo contesto macro, l’inflazione ha spazi per un graduale aumento, aiutata da elementi come il petrolio in recupero e il dollaro debole, sebbene l’utilizzo intensivo dell’information technology (Amazon, etc) abbia negli ultimi anni contribuito a schiacciare i prezzi, e lo farà anche negli anni a venire. La FED ha perciò spazi per applicare i rialzi dei tassi di interesse promessi, anche se i mercati oggi scontano valori attesi più bassi dei dots plot. Le aspettative sono comunque a favore di aumenti tanto nei tassi a breve che nel segmento medio-lungo della curva dei tassi. In termini di asset allocation, questo scenario altamente probabile rende la vita dura per i detentori di bond ad alto rating. Che durante fasi di pressione al rialzo nei rendimenti, devono mettere in conto performance deludenti per gli investimenti in obbligazioni. Una possibile via di uscita coinvolge gli asset che evidenziano spread importanti, come i corporate high yield e i sottostanti obbligazionari emergenti. E dopo nove anni di rialzi del mercato azionario Usa, la domanda che tutti si pongono è relativa alla possibilità di una inversione al ribasso, per via dei titoli troppo cari. In realtà però il mercato azionario Usa è in termini di forward P/e appena sopra la media storica, prossima a 16 volte. Ma se si guarda al rapporto tra gli utili azionari e il rendimento dei corporate bond, si evidenzia anche oggi che è conveniente mantenere in portafoglio un’azione piuttosto che una obbligazione corporate. Nonostante questo fattore, la preferenza di JPM va oggi ad una allocazione azionaria più sbilanciata verso sottostanti internazionali, anziché strettamente Usa. Le valutazioni di molti indici diversificati globali restano allettanti e con maggior dividend yield dell’area Usa, e la debolezza del dollaro può dare una ulteriore spinta. Come sempre permangono rischi geo-politici e legati ad una cattiva gestione di politica economica, e ne scaturisce la necessità di un portafoglio ben bilanciato e diversificato, senza eccessive concentrazioni. (riproduzione riservata)

 



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