Nel recente Strategy Espresso di SPDR (gruppo State Street Global Advisors) viene fatto il punto in merito agli investimenti in bond emessi dai Paesi emergenti, con particolare focus sulle emissioni in valuta locale anziché in valuta forte (tipicamente il dollaro Usa). La divisa statunitense è peraltro piuttosto cara rispetto all’euro, il che annida rischi di cambio non marginali, elemento non così evidente per un paniere diversificato di valute dei Paesi in via di sviluppo. Paradossalmente, gli investimenti in obbligazioni in valuta locale emergente possono trarre profitto dal rallentamento globale della crescita economica. Spesso capita di osservare dinamiche opposte tra l’andamento della situazione dell’economia reale e le oscillazioni degli asset finanziari. Un dato sotto gli occhi di tutti è che la crescita globale sta rallentando, Le banche centrale dei Paesi emergenti a loro volta si trovano davanti uno scenario inflazionistico meno negativo, almeno per il 2019, nonostante il forte recupero delle quotazioni dei prodotti energetici. In questo contesto di crescita in rallentamento, le aspettative restano a favore della stabilità o in alcuni casi di una riduzione non marcata dei tassi di interesse applicati dalle banche centrali. L’atteggiamento da colomba della FED in merito alla gestione del rialzo dei tassi a breve e della tapering sul bilancio della banca centrale hanno inoltre offerto uno scudo aggiuntivo ai bond e alle divise emergenti. Ciò non si è ancora tramutato in un indebolimento del dollaro Usa, ma ha permesso alle divise emergenti di esprimere una buona dinamica, come confermato dall’Etf di SPDR legato a tale sottostante, in recupero del 6% circa da inizio anno. Tornando agli elementi macro, in un ambiente di mercato caratterizzato da bassa inflazione e tassi di crescita non eccelsi, i bond emessi da emittenti emergenti in valuta locale dovrebbero esprimere performance reali positive, approfittando della convergenza tra i due elementi prima indicati. Un elemento di nota è relativo alla recente inclusione di emissioni cinesi in alcuni benchmark di riferimento per il contesto EM Local Bond. I flussi in aumento su tali sottostanti dovrebbero infatti comprimerne i rendimenti, a vantaggio dei prezzi e degli investitori. Importante in tal senso considerare che oggi solo il 3% degli asset obbligazionari cinesi è detenuto da investitori internazionali. Nel momento in cui il processo di inclusione di tale sottostante nei benchmark di riferimento si concluderà (meno di due anni) il peso delle emissioni in CNY salirà, al 10% circa per l’indice Bloomberg Barclays EM Local bond. In un processo di convergenza della crescita tra le economie sviluppate e emergenti, gli investimenti in bond emergenti in local currency possono aumentare di peso, tenendo sempre conto che si tratta di un asset volatile. Attualmente sul sottostante prima indicato si fotografa uno yield a scadenza pari al 5,56%, con una duration di poco superiore a 5,8 anni, mediamente più bassa rispetto a benchmark che incorporano emissioni in dollari Usa. (riproduzione riservata)