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E’ febbre emergente  

Milano Finanza - Numero 232 pag. 42 del 25/11/2017

Milano Finanza Intelligence Unit

L’appeal del contesto emergente non scema, e tanto in ambito bond che azionario le soddisfazioni non mancano.

Nella recente UBS ETF European Investment Conference si è tracciato lo scenario in merito allo status dei mercati emergenti nel contesto globale. Per quanto riguarda la segmentazione delle masse investite negli Etp europei, il 70% circa è attualmente collocato in sottostanti azionari, seguiti dal 24% circa di fixed income e dal 3,2% di materie prime. Per quanto riguarda il contesto obbligazionario, la ricerca di rendimento ha fatto si che il grosso degli investimenti si concentri su Corporate bond di elevato livello ed emergenti, mentre il peso degli high yield non è così consistente. I mercati emergenti in particolare stanno vivendo una stagione d’oro in termini di raccolta, grazie a flussi in netto aumento tanto a livello Usa che Europa. La crescita è costante da inizio anno e superiore a quanto osservato nei precedenti quattro anni, con un delta positivo di oltre 8 miliardi in Europa (oltre 32 in ambito Usa) da inizio anno per l’asset class azionaria emergente. L’interesse coinvolge però anche il contesto bond, in crescita di oltre 9 miliardi nell’area europea e di oltre 6 miliardi negli Usa; si è notato un appiattimento in Usa negli ultimi mesi, dinamica non osservabile in Europa dove i flussi hanno continuato a confluire nei bond emergenti. E sul lungo termine il contesto emergente ha mantenuto le aspettative di extra-rendimento rispetto a scelte meno rischiose. Dal 2000 ad oggi, se l’indice azionario MSCI World ha offerto il 4,9% annuo il concorrente MSCI Emerging Markets ha più che raddoppiato il rendimento, collocandosi al 10% annuo tondo. Considerazioni analoghe per il contesto bond, dove il Barclays Global Aggregate ha restituito il 4,5% annuo, battuto nettamente dal 8,4% annuo del benchmark Barclays EM Aggregate. Un fattore catalizzante, anche per il futuro, è legato alla recente introduzione delle azioni cinesi di classe A nei benchmark MSCI EM. La Cina sta così guadagnando sempre più spazio nei benchmark azionari emergenti, a fianco dell’India, mentre perdono peso la Russia e soprattutto il Brasile, rispetto agli anni addietro. Il cambiamento strategico in merito alle azioni di classe A cinesi farà si che il peso del colosso salga negli anni a venire sino oltre il 40%, rispetto all’attuale 29%, nel benchmark MSCI EM. Nel 2020 la stima si colloca al 38% circa, per portarsi sino al 43% nel 2030. Oggi il contesto emergente vale circa il 10% degli asset mondiali. In merito ai settori, i titoli IT aumentano sempre più di rappresentatività nel contesto emergente, mentre è calato il peso delle utilities. I vantaggi principali di tutto questo derivano anche dalla scarsa correlazione dei sottostanti emergenti rispetto ai saliscendi degli indici occidentali. Un fattore su cui gli emergenti sono ancora molto indietro rispetto al contesto occidentale interessa invece la sostenibilità: il profilo ESG delle società che crescono nelle aree emergenti è ancora distante dagli standard raggiunti dalle aziende occidentali. L’India è in questo senso più avanti rispetto alla Cina, e funge da punto di riferimento nel contesto degli investimenti social responsible emergenti. In relazione ai bond, le emissioni emergenti valgono oggi il 55% di quanto investito nei Treasuries Usa, e sul lungo termine hanno espresso un rapporto rendimento-rischio anche più elevato dei corporate high yield Usa (i top performer in termini assoluti). Le differenziazioni nei vari indici che replicano i sottostanti emergenti possono però portare a notevoli differenze, soprattutto nel caso si utilizzino cap (limiti massimi) ai singoli componenti. In merito alla scelta valutaria, è evidente che l’apprezzamento relativo del dollaro degli ultimi anni ha permesso alle emissioni in valuta forte di battere nettamente i prodotti in local currency, che evidenziano anche volatilità molto più elevate. Chi volesse mitigare ulteriormente il rischio ha inoltre a disposizione le strutture con hedging sul dollaro. (riproduzione riservata)

 



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