Nel recente approfondimento di mercato (Macroeconomic picture) proposto da Amundi si mettono in evidenza alcuni elementi molto interessanti, che possono venire utili anche in termini di scelte di investimento attraverso strumenti indicizzati. Per quanto riguarda i Paesi sviluppati, Amundi segnala che l'impennata dell'inflazione sta comprimendo i redditi reali e potrebbe avere un impatto negativo sia sulla spesa sia sul risparmio, anche se il capex aziendale dovrebbe rimanere resiliente almeno per la prima parte del 2022. Nell’eurozona l'aumento dei prezzi dell'energia e delle materie prime continua a pesare su famiglie e imprese, e la guerra in Ucraina mette in pausa la ripresa della domanda interna aumentando i rischi di recessione tecnica in alcuni Paesi; l'inflazione guidata dall'offerta e dall'energia salirà ancora per qualche mese, prima di iniziare una progressiva decelerazione nell'ipotesi di prezzi più bassi di energia e materie prime nella seconda metà dell'anno. In ambito sviluppato il Giappone rimane l'eccezione, continuando a registrare una bassa inflazione. I verbali del Fomc più recente hanno confermato un sostegno per aumenti di 50 punti base nei tassi durante le riunioni future, se le pressioni inflazionistiche rimarranno elevate. L’inflazione a livello Usa è attesa al 7,3% nel 2022 ma al 3,3% nel corso del 2023, ed a livello eurozona si passa dal 7% di quest’anno al 2,7% per il prossimo. La Fed dovrebbe puntare ad un tasso terminale dei Fed funds del 3%-3,25%, rispetto al consensus di mercato del 3,33%. In merito al decennale di Stato, Amundi si aspetta che tra 12 mesi sia appena sotto i livelli attuali, ossia nel range 2,9%-3,1%. La Bce non è invece riuscita a fornire sorprese hawkish, dopo quelle fornite nelle riunioni precedenti. La tempistica della fine del QE nel Q3 è stata confermata ma si è riconosciuto l'alto livello di incertezza,con percorso della politica monetaria ancora più dipendente dai dati futuri. Lo scenario di base di Amundi suggerisce il termine del QE a luglio, seguito da due rialzi dei tassi prima della fine dell'anno e da un terzo nel primo trimestre: le aspettative di mercato a 12 mesi sono di un target nei tassi a breve dell’eurozona appena sopra l’1%. Anche sul Bund decennale le aspettative di Amundi sono per una stabilizzazione, con il rendimento tra 12 mesi visto al poco sotto l’1% annuo. Il cambio euro-dollaro dovrebbe assestarsi a marzo 2023 attorno a 1,11 dollari per Amundi, appena sotto il consensus medio di mercato che vedo il cambio a 1,13 dollari. Per quanto compete gli emergenti, la PBoC cinese non è intervenuta sui tassi e le condizioni di liquidità interbancaria si sono allentate ulteriormente. Ma con le crescenti pressioni al ribasso sulla crescita dovrebbero essere necessari tagli dei tassi, con una limatura di 10 punti base nei prossimi mesi. L’inflazione cinese è vista stabile al 2% per il 2022 e il 2023, ma Amundi si attende una accelerazione nella crescita del Paese, con un +5,4% per il 2023. Ma farà meglio l’India (+6,6% di Gdp reale nel 2023 e +7,3% quest’anno), anche se a fronte di livelli d’inflazione alti (5,9% il prossimo anno). In tal senso Amundi si attende un primo rialzo dei tassi indiani a giugno di 25 punti base, con un percorso di inasprimento più consistente su un orizzonte di un anno (fino a 200 punti base). Il Brasile ha davanti a sé la sfida elettorale, ed oggi le aspettative giocano a favore di una crescita economica limitata all’1,4% nel 2023, rispetto al carovita visto al 5,2%. Infine, la Russia subirà lo shock prolungato dell’invasione ucraina: per il 2023 ci si attende una crescita limitata al 2,5% (-10% per il 2022), rispetto all’inflazione attesa del 7,5%. (riproduzione riservata)