Un elemento destabilizzante per i portafogli degli investitori che ragionano in euro è senza dubbio stato, negli ultimi dodici mesi, il deprezzamento del dollaro Usa, ben oltre le aspettative del consenso di mercato. Il tema multi-strategy di Invesco traccia la fotografia di quali fattori possono aver determinato la dinamica di indebolimento del dollaro rispetto alle principali divise (-12% da inizio 2017), e soprattutto cerca di comprendere come posizionarsi nei mesi a venire. Una evidenzia storica molto interessante per il cambio euro-dollaro ha a che fare con la sovrapposizione tra lo spread di rendimento tra il bond governativo tedesco e quello Usa. Graficamente si nota una relazione, in vigore da 40 anni, dove la fasi caratterizzate da spread in aumento a favore dei bond Usa sono accompagnate da un dollaro più forte, e viceversa. E’ quindi spiazzante la recente dinamica del cambio, dove a fronte di rendimenti sempre più elevati nell’area Usa (rispetto a quelli dell’area euro) si è notato un parallelo indebolimento della divisa americana. Anche in passato però a volte si è osservato un momentaneo disallineamento dalla relazione che lega gli spread dei tassi e la dinamica del cambio, come negli anni 2013-2014 (spread a favore degli Usa e dollaro debole) e 1999-2000 (dollaro forte e spread a favore dell’euro). Ma negli anni successivi tali disallineamenti sono poi stati riassorbiti dalle dinamiche di mercato, con il cambio che si è adattato al differenziale dei rendimenti, offrendo opportunità. Le motivazioni per cui oggi si è creato questo disallineamento possono essere molteplici ma singolarmente non esaustive. Le scelte adottate dal presidente Trump possono aver minato il dollaro, per via dei maggior deficit di bilancio che le politiche annunciate possono innescare. Il piano fiscale, il Jobs Act e la guerra commerciale possono quindi spiegare in parte la recente debolezza della divisa Usa. In particolare, una marcata guerra commerciale potrebbe minare il recupero atteso della divisa Usa. In aggiunta, le posizioni di investimenti internazionali (sinonimo dello status di Paese debitore o creditore netto) stanno andando a sfavore dell’area Usa, e stanno svoltando a vantaggio di Cina, Giappone e Germania. In questo senso, un indebolimento della valuta Usa può essere letto come stimolo verso gli investitori esteri a mantenere assets investiti nell’area nordamericana. Invesco non considera inoltre il dollaro come una vera moneta rifugio, a differenza di yen giapponese e franco svizzero. Le conclusioni del team multi-asset propendono quindi a favore di un relativo recupero di breve termine a favore del dollaro Usa, coerentemente al modello che incrocia gli spread e la dinamica del cambio, mentre in ottica di medio periodo dovremmo già trovarci a ridosso di un livello considerabile fair. (riproduzione riservata)