L’attuale contesto finanziario è senza dubbio caratterizzato, come non mai in passato, da una spasmodica ricerca di fonti di rendimento. Le azioni congiunte delle banche centrali in termini di politica monetaria hanno infatti portato i rendimenti dei bond sotto lo zero, ed ora che anche nell’area euro ci si deve preparare ad un’inversione bisogna mettere in conto volatilità alta e guadagni pressoché nulli negli anni a venire. In un simile scenario ne hanno approfittato le azioni mondiali, dove una categoria che si è mossa molto bene è rappresentata dallo stile che va alla ricerca degli alti dividendi. SPDR evidenzia in un report approfondimento i fattori a cui guardare in merito ai titoli high dividend, che non sono tutti uguali. Solitamente infatti gli amanti dello stock picking tendono a cercare le azioni che evidenziano il dividendo corrente più elevato. Trascurando però un altro elemento cruciale per il successo di tale strategia, ovvero la sostenibilità dei dividendi (futuri), a sua volta collegabile alla qualità della azienda da cui derivano importanti utili da distribuire agli azionisti. Una accorta analisi dei fondamentali aziendali permette di selezionare, all’interno delle azioni che esprimono i maggiori dividendi, i candidati in grado di garantire il successo di una strategia di tipo dividend. Ricollegandosi al padre del value investing, Benjamin Graham, SPDR resta convinta che uno degli elementi chiave per identificare azienda di alta qualità risieda nel puntare sulle società che negli anni passati abbiamo evidenziato costanza nei dividendi distribuiti. In questo modo gli indici utilizzati da SPDR per i prodotti azionari di tipo Income (o dividend) selezionano aziende con una storia di successo in termini di stabilità dei dividendi, uniti all’analisi dei trend di crescita degli stessi e altri filtri qualitativi. Ad esempio focalizzarsi su chi offre il maggior pay-out ratio, applicando inoltre uno schema di ponderazione legato ai dividendi attesi e non solo storici. Si ottengono in questo modo indici che puntano contemporaneamente ai dividendi maggiori e alla qualità. I vantaggi si evidenziano non tanto in evidenti fasi rialziste di borsa, ma piuttosto in termini di rapporto rendimento-rischio, anche grazie a correzioni meno profonde per le strategie dividend-quality rispetto ai classici benchmark. Addentrandoci maggiormente nelle caratteristiche dello stile dividend, una perplessità che l’investitore potrebbe avere è in merito al momentum di mercato. E’ infatti evidente che in fasi caratterizzate da una decisa crescita dei benchmark azionari i settori più performanti risultano essere i ciclici, che tipicamente non si associano ai titoli con il dividend yield più consistente. Le azioni difensive tendono quindi a sottoperformare il mercato in siffatti scenari, evidenziano un momentum inferiore rispetto a settori più legati al ciclo. L’investitore però non si deve dimenticare che, a partire dal 1970 sino ai nostri giorni, il dividend yield ha contribuito al 70% circa della performance reale complessiva di una strategia di investimento. L’effetto compounding (capitalizzazione dei flussi incassati) ha quindi un enorme valore nel medio termine e può fare la differenza, anche perchè affiancato a drawdown minori dei prezzi dei titoli durante le fasi di mercato negative. La qualità può altresì essere associata ad aziende profittevoli, in crescita e amministrate in modo prudente ed ottimale. Esaminando le differenti sfumature attraverso cui la qualità aziendale può essere misurata, si possono distinguere caratteristiche finanziarie e non. Tra le prime spiccano la qualità i termini operativi, in merito alla generazione degli utili aziendali, di bilancio; mentre nel secondo caso si può guardare alla qualità del management. La qualità i termini operativi (alti livelli di profittabilità, Roe e Roi elevati) è tipicamente associata ad aziende con elevati valori di dividend yield. In modo simile, anche la qualità degli utili aziendali (sostenibili nel tempo e affiancati da importanti cash flow) si adatta bene ad aziende con dividendi in aumento. Inoltre la qualità del bilancio (parametri finanziari robusti, scarsa leva finanziaria, debito sotto controllo) si addice nuovamente ad aziende in grado di evidenziare un flusso stabile di dividendi. Mentre non si ha una evidenza chiara che un buona corporate governante sia affiancata da elevati dividend yield. Guardando a livello aggregato, è però indubbio che aziende di qualità evidenzino una crescita di lungo termine in termini di dividendi. Notevole infine il contributo in termini di controllo del rischio, per un portafoglio azionario, derivante dalle aziende che puntano ad alti dividendi, come evidenziato nel grafico in pagina. (riproduzione riservata)