Amundi evidenzia per il 2021 diverse opportunità di investimento ma anche alcuni rischi. Nel frattempo l’industria Etf continua a crescere, raggiungendo a fine 2020 in Europa 1280 miliardi di dollari di masse investite che corrispondono ad una crescita del 24,5% annuo secondo ETFGI, con grande spinta da parte delle tematiche ESG. Come evidenziato nella recente analisi del team Cross Asset Investment di Amundi, il mercato sta cercando di gettarsi alle spalle il grande shock del 2020 ma alcune cicatrici resteranno. Un elemento a cui porre attenzione è la rotazione settoriale, evidente negli ultimi mesi a favore delle azioni value e a discapito dei temi esplosi durante il 2020, in alcuni casi in bolla. Lo sconto dei titoli value rispetto alle società growth è ancora altissimo, ma potrebbe ridimensionarsi nel corso del 2021. Un rischio, che però può essere immunizzato, è rappresentato dal ritorno dell’inflazione, soprattutto in ambito Usa dove è già in essere un incremento nei rendimenti di mercato nel segmento medio-lungo della curva dei governativi.
Quest’ultimo fattore è un rischio per tutti i segmenti di mercato, in quanto un rialzo eccessivamente veloce nei rendimenti di mercato impatterebbe su qualsiasi asset class. E’ bene che gli investitori non si facciano intrappolare nei cosiddetti long-duration trade; in tal senso una posizione lunga di Tips Usa aiuterebbe a bilanciare i rischi, mentre sono da evitare posizioni rialziste sui governativi a tasso fisso dell’area euro. In merito alle azioni, l’ambiente di investimento asiatico - cinese di classe A e giapponese in particolare- rimane favorito mentre per l’area europea ci si può giocare una posizione lunga sull’azionario del Regno Unito. In relazione ai bond Amundi rimane peraltro rialzista sul credito e sui bond emergenti, questi ultimi meglio se in valuta locale piuttosto che in dollari.
Considerate queste premesse, in termini di strumenti indicizzati le opportunità sono molteplici, come segnalato da Vincenzo Sagone, Head of ETF Indexing & Smart Beta di Amundi SGR. Il tema della rotazione verso lo stile Value è cominciato per Sagone con l'annuncio del vaccino, che ha aperto reali prospettive di ripresa economica con un impatto positivo sui titoli Value concentrati nei settori più legati all'andamento dell'economia (industriale, dei materiali, finanziario ecc); a questo si aggiunge una divergenza nelle valutazioni rispetto ai titoli Growth. In termini di indice una opportunità è rappresentata dal MSCI Europe Value, che annovera 250 titoli che soddisfano i requisiti. Per cavalcare la ripresa dell’inflazione esistono invece diversi Etf in grado di dare accesso a tale potenziale, tra cui prodotti inflation-linked che guardano al mercato Usa attraverso l’indice Barclays US Gov. Inflation Linked; ma sono interessanti per l’esperto anche le strategie di breakeven inflation sul mercato Usa, pensate per dare accesso alle aspettative di inflazione statunitensi attraverso scelte scelte long/short. In merito ai sottostanti con più alte potenzialità di rendimento Sagone segnala a sua volta la ripresa degli utili a doppia cifra dell'MSCI Emerging Markets, che sarà concentrata in particolare in Asia. Oltre ai classici indici viene segnalato un Etf che dà esposizione ai titoli azionari dotati dei rating ESG migliori e prevede la totale esclusione delle attività legate ai combustibili fossili (estrazione, generazione e riserve).
Infine le scelte su singoli Paesi possono coinvolgere il Giappone e la Gran Bretagna. Nel primo caso grazie al fatto che la sua economia é costituita principalmente da settori ciclici quali gli industriali e i beni di consumo discrezionali. Diverse le offerte in termini di indici oltre al Nikkei225, come il Topix, il Nikkei 400, con o senza copertura del rischio cambio, MSCI Japan e MSCI Japan SRI filtered ex fossil fuel, e per coloro che ricercano costi molto bassi l’indice Solactive GBS Japan Large & Mid Cap. Una scommessa sull’indice MSCI United Kingdom ha senso sulla base dell’accordo commerciale firmato tra Regno Unito e UE, che ha eliminato il rischio di un grave shock commerciale bilaterale, e per via dell’attuale sconto delle azioni del Regno Unito rispetto al resto d’Europa, conclude Sagone. (riproduzione riservata)