
Non si placano le discussioni in merito alla gestione del tetto del debito negli Usa, anche se l’Italia non può certo dare lezioni in merito alle dinamiche del debito pubblico. Negli ultimi anni il rapporto debito/Pil degli Stati Uniti si è mantenuto attorno al 125%, con un prodotto interno lordo al 2022 vicino a 26 mila miliardi di dollari. Una recente analisi di Brian Wesbury, capo economista per First Trust Advisors, mette in evidenza le dinamiche in merito a tali variabili, ponendo particolare attenzione a chi detiene il debito pubblico statunitense.
Alla fine di ottobre 2023, il debito federale totale degli Stati Uniti ha raggiunto l'incredibile cifra di 33700 miliardi di dollari, registrando una crescita del 7,3% da un anno all'altro. Molti investitori, segnala Wesbury, credono che sia principalmente detenuto all'estero, ma altri elementi entrano in campo, come ad esempio il debito intragovernativo. Il principale detentore del debito federale degli Stati Uniti è, sorprendentemente da un certo punto di vista, il governo federale stesso, che rappresenta circa il 40% del debito totale oggi esistente. Seguono a ruota altri enti nazionali, che insieme rappresentano poco più del 35% del debito complessivo. Queste entità comprendono fondi comuni di investimento, istituzioni di deposito, governi statali e locali, fondi pensione, compagnie di assicurazione, etc.
Infine, arrivano i detentori stranieri del debito statunitense, che in aggregato contano per poco più del 24% del valore totale, e comprendono a loro volta una gamma diversificata di entità. Ad agosto 2023, le disponibilità estere di debito statunitense, che comprendono sia i governi che gli investitori privati, hanno raggiunto il valore di 7700 miliardi di dollari, sfiorando i massimi storici. Questo in un momento in cui i due maggiori detentori stranieri di titoli di Stato statunitensi, il Giappone e la Cina, sono stati venditori netti, il che ha portato molti a dedurre che gli Stati Uniti stiano affrontando una carenza di acquirenti di debito. Tuttavia, nell'ultimo anno le disponibilità estere del debito statunitense sono aumentate di 214,3 miliardi di dollari, anche se la Cina e il Giappone hanno contribuito negativamente per una cifra simile; questo significa, prosegue Wesbury, che escludendo questi due Paesi le disponibilità estere di titoli di Stato statunitensi sono cresciute, per la precisione di 427,3 miliardi di dollari. D’altronde, nel 2010 la Cina deteneva circa il 25% del debito estero degli Usa, oggi si limita al 10% circa; in modo simile, il Giappone è passato dal 35% abbondante del 2005 all’attuale 15% circa.
DEBITO ESTERO USA

Solo 26.300 miliardi del debito federale sono quindi detenuti dal pubblico. Ben 6.800 miliardi di dollari sono debiti intragovernativi, ossia debiti che una parte del governo deve a un'altra dello stesso organismo. Questo debito non include però il debito federale detenuto dalla Federal Reserve. Una situazione così peculiare si verifica perché alcune agenzie statali, la più importante delle quali è il Social Security Trust (37% del debito intergovernativo) hanno generato più entrate fiscali di quelle immediatamente necessarie alla propria attività. Anziché lasciare inattiva l'eccedenza, queste agenzie hanno investito tale liquidità proprio in titoli del Tesoro statunitensi, trasferendo essenzialmente le entrate in eccesso al Conto generale del Tesoro. In futuro, queste agenzie riscatteranno tali posizioni, se necessario, per accedere ai fondi. (riproduzione riservata)