La tematica dell’inflazione è più viva che mai, per via dei valori che stanno risalendo sia in ambito Usa che europeo. E in ottica di investimenti una delle questioni più dibattute interessa le asset class che permettono di ottenere un hedging dal carovita, spaziando tra le numerose possibilità oggi a disposizione. Spdr ha recentemente condotto uno studio per comprendere quale sia il mix ideale di strumenti finanziari per raggiungere tale obiettivo, partendo dal caso americano. L’estrema sintesi è che le materie prime, i Tips (bond inflation linked) e il cash possono coprire parzialmente l'inflazione, ma le azioni hanno costantemente sovraperformato gli altri asset. Inoltre, nessun singolo asset costituisce una copertura perfetta dell'inflazione e l'efficacia dell’hedging dall'inflazione dipende dalla correlazione tra il rendimento delle attività considerate e l'inflazione stessa, dalla sensibilità (beta) all'inflazione e dall’estensione del periodo di tempo considerato. L'inflazione dovrebbe rimanere a livelli elevati nei prossimi due anni, da un punto di vista di aspettative macroeconomiche. Spdr ha così esaminato la performance storica di numerose attività finanziarie sotto diversi regimi inflazionistici, analizzando se la loro performance variasse in funzione delle dinamiche inflazionistiche.
L’esperienza suggerisce che se i prezzi aumentano globalmente, una partecipazione azionaria dovrebbe aumentare di valore poiché le aziende dovrebbero essere in grado di trasferire i costi più elevati ai consumatori, in modo differente a seconda del settore; ma questa considerazione non risulta completamente confermata dalla realtà. Negli anni '80 e '90 l'inflazione negli Stati Uniti superava spesso il 10%, ma l'impatto sui mercati finanziari è stato sfavorevole. Nel complesso, i mercati possono muoversi bene quando l'inflazione è su livelli ragionevoli, ma sono suscettibili alla volatilità quando supera certi livelli. E così si segnala un legame moderatamente negativo tra il rapporto prezzo-utile dell’S&P500 e l'inflazione, con l’indicatore che ha subìto cali significativi quando l'inflazione ha superato il 6% annuo. Una possibile spiegazione di ciò è che è improbabile che il trasferimento degli aumenti di prezzo ai consumatori sia sufficiente a contrastare gli effetti negativi dell’aumento del tasso di interesse usato per scontare i redditi futuri. Gli analisti di Spdr si sono concentrati sull'indice dei prezzi al consumo Usa, analizzando le due componenti: quella prevista dal mercato (inflazione tendenziale o attesa), che viene compensata dall’apprezzamento azionario, e quella che è una sorpresa (inflazione ciclica o inattesa). Le materie prime, i settori azionari sensibili alle commodities, i bond inflation linked e la liquidità hanno storicamente mostrato la più forte correlazione e sensibilità verso l'inflazione negli Stati Uniti.
Le materie prime energetiche sono peraltro spesso legate all'edilizia abitativa e ai trasporti, e le materie prime agricole a cibo e bevande oltre che ad alcol e tabacco, i maggiori motori dell'inflazione. Il cash è fortemente correlato ma poco sensibile in termini di beta all'inflazione e offre quindi una scarsa copertura dell'inflazione. Le azioni tendono ad attraversare cicli di beta all’inflazione altamente positivi e altamente negativi, mentre i titoli di Stato americani hanno spesso mostrato una sensibilità negativa, diversamente dai Tips. Per quanto riguarda l’oro la sensibilità all'inflazione è stata generalmente positiva, ma meno consistente rispetto alle altre commodities. Il cash e l'oro si correlano mediamente bene con l'inflazione attesa, mentre le materie prime e le azioni legate alle materie prime si legano bene sia all'inflazione attesa che a quella inattesa. Considerando i regimi inflazionistici storici (basso-medio-alto), in un contesto di bassa inflazione sia le azioni che le classiche obbligazioni sono andati mediamente bene; nei regimi di inflazione media hanno dato le migliori soddisfazioni le azioni affiancate dalle materie prime, cash e bond indicizzati all'inflazione. E nei periodi storici caratterizzati da alta inflazione sono le materie prime, le azioni sensibili alle materie prime e l'oro ad aver sovraperformato. Ma le azioni hanno sovraperformato le altre classi di attività sia dal punto di vista del rendimento reale che della persistenza, nonostante le perdite significative registrate nelle fasi iniziali degli shock inflazionistici inattesi. (riproduzione riservata)