In un recente approfondimento di Vanguard Research viene messo in luce che potrebbe non essere tutto oro quel che luccica anche nel fatato mondo dei prodotti marchiati ESG, che tanto stanno raccogliendo in termini di masse a scapito degli investimenti tradizionali. L’esplosione delle masse in strategie sostenibili è riconducibile ad una varietà di ragioni, dal desiderio di aumentare i rendimenti aggiustati per il rischio alla necessità di soddisfare una preferenza in termini di valori, o forse anche al desiderio di contribuire a un significativo cambiamento. In merito al primo aspetto, la letteratura accademica non è univocamente concorde. Alcuni sostengono che, nel lungo termine, le azioni di società che adottano un comportamento ESG responsabile faranno registrare una performance superiore a quelle che non lo adottano, mentre altri sostengono il contrario, ad esempio perche’ i costi sostenuti per adattarsi ai criteri ESG sono superiori ai benefìci. Altre teorie sostengono che i comportamenti ESG delle società non influiscono direttamente sulla performance, o perché non sono finanziariamente rilevanti, o perché i prezzi di mercato tengono conto delle informazioni relative agli aspetti ESG attraverso altri fattori, come le caratteristiche di stile o di settore. Occorre poi considerare anche la dimensione del portafoglio, poiché spesso i fondi ESG escludono dall’universo investibile alcuni settori o società che svolgono determinate attività commerciali. Una ricerca di Vanguard ha evidenziato che i fondi ESG possono avere un andamento molto diverso rispetto al mercato sottostante. In molti casi, ciò è dovuto alle differenze di stile e/o di settore, il che suggerisce che chi investe in questi fondi è disposto a sostenere diversi livelli di rischio. Tuttavia, la ricerca ha anche evidenziato che i fondi ESG si comportano in modo molto diverso gli uni dagli altri. Mentre alcuni hanno prodotto rendimenti superiori a quelli di mercato, altri hanno fatto registrare una sottoperformance. Se consideriamo l’alpha totale aggiustato per i fattori, vediamo che la maggior parte dei fondi nel nostro campione aveva un alpha praticamente pari a zero. Pertanto, anche se si osservano differenze a livello di performance, queste possono spesso essere spiegate tramite fattori noti. Concentrandosi sulle azioni statunitensi, Vanguard Research ha distinto tra fondi indicizzati e fondi a gestione attiva, come pure tra fondi che adottano e fondi che non adottano esclusioni esplicite utilizzando tre sottocampioni che vanno dal 2004 al 2008, dal 2009 al 2013 e dal 2014 al 2019. Nella prima fase si è osservato un livello elevato di dispersione su entrambe le dimensioni, rendimento e rischio, rispetto al FTSE USA All Cap Index. Fondi ESG con rendimenti e rischi più elevati, rendimenti e rischi più bassi, come pure rendimenti più elevati e rischi più bassi e rendimenti più bassi e rischi più elevati rispetto all’universo d’investimento. Questi risultati iniziali suggeriscono che i fondi ESG non presentano sistematicamente rischi più elevati, né minori rendimenti aggiustati per il rischio rispetto al mercato. Nella seconda fase si è scomposto queste differenze di rendimento per vedere se fosse possibile individuare un alpha potenziale nel gruppo di fondi ESG scelto. È sempre esistito il sospetto che la performance degli ESG sia collegata agli orientamenti verso vari fattori che possono essere o meno un elemento esplicito dell’approccio di un fondo. Si è quindi regredita la performance dei nostri fondi ESG rispetto al modello dei cinque fattori di Fama-French: un fattore di mercato, size, valutazione (value/growth), redditività (quality) e investimento del capitale. E’ emerso che alcuni fondi avevano esposizioni positive e statisticamente significative a un determinato fattore, mentre altre avevano un’esposizione significativa, ma negativa, allo stesso fattore, ed altre ancora non avevano esposizioni degne di nota sempre a quello stesso fattore. Osservando poi l’alpha totale dei fondi, per stabilire se fosse possibile individuare una componente indipendente che potesse essere attribuita all’elemento ESG, nella maggior parte dei casi si è riscontrato che gli alpha totali erano, statisticamente parlando, praticamente pari a zero. Inoltre, un fondo ESG può anche evitare alcuni settori, ad esempio quelli relativi ai combustibili fossili, innescando potenziali bias che in media si esprime nel sottopeso dei titoli finanziari, energetici e servizi di consumo, a vantaggio delle tecnologie sanitarie. I costi hanno infine un effetto significativo sull’alpha dei fondi ESG. Attenzione quindi a non ricevere ottone al posto dell’oro. (riproduzione riservata)