
Per oltre due anni, i tassi d'interesse elevati hanno offerto agli investitori rendimenti sostanzialmente privi di volatilità, ma Lgim si chiede se con le banche centrali che iniziano a tagliare i tassi, sia giunto il momento di abbandonare la liquidità, a favore di altre scelte finanziarie. Matthew Rees, Tom Farrington e Joshua Goodey, fixed income specialist e portfolio managers per Lgim, analizzano le dinamiche dei tassi e delle performance obbligazionarie, per tentare di dare risposta a tale quesito.
Da quando le principali banche centrali dei mercati sviluppati hanno iniziato ad alzare i tassi di interesse alla fine del 2021 in risposta all'impennata dell'inflazione post-Cpvid, gli investitori hanno spostato il loro capitale verso i fondi del mercato monetario e i prodotti indicizzati legati al money market, che hanno garantito buoni guadagni sostanzialmente risk-free; situazione definita T-bill e chill dall'investitore obbligazionario Jeffery Gundlach. La Banca d'Inghilterra e la Bce hanno iniziato a tagliare i tassi, affiancati dalla Federal Reserve statunitense che ha tagliato i tassi di interesse di ben 50 punti base di recente.
Tali azioni per il momento erodono per ora solo parzialmente i guadagni attesi per chi ama il cash, d’altronde i tassi d'interesse negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono passati da un livello prossimo allo zero di qualche anno fa all'attuale 5% circa. Parallelamente, si è osservata volatilità negli asset di rischio negli ultimi due anni, che molti investitori non amano. Resta aperto il dibattito su se e quanto la Fed possa tagliare ulteriormente a breve, e le aspettative del mercato restano a favore di un ulteriore allentamento prima del 2025.
Per il momento, l’approccio di buona parte degli investitori globali è “attendista”. Da un punto di vista teorico, la detenzione di liquidità anziché di obbligazioni (o azioni) durante un ciclo di riduzione dei tassi comporta un costo opportunità e un rischio di reinvestimento. Quando i tassi scendono, specificano gli esperti di Lgim, i prezzi delle obbligazioni tendono a salire e un investitore può realizzare una plusvalenza.
EXTRAPERFORMANCE US CREDIT RISPETTO AL CASH

Mentre chi investe in buoni del Tesoro a breve termine affronta il rischio di reinvestimento, in quanto un calo dei tassi d'interesse può costringerlo a reinvestire a un tasso più basso. Esaminando i rendimenti in eccesso annualizzati delle obbligazioni rispetto alla liquidità durante i cicli di riduzione dei tassi negli ultimi 50 anni, si nota una chiara tendenza storica alla sovraperformance.
Le eccezioni sono rappresentate dalla più recente crisi finanziaria, in cui i prezzi degli asset rischiosi hanno subito una significativa riduzione a seguito delle turbolenze finanziarie catalizzate dal crollo di Lehman Brothers nel settembre 2008, e dalla pandemia Covid, in cui gli investitori si sono rifugiati in beni rifugio quando l'Oms ha dichiarato la pandemia globale.
I cicli sono intrinsecamente difficili da prevedere, tuttavia, gli esperti segnalano che la storia suggerisce come l'opportunità di cogliere i rendimenti in eccesso delle obbligazioni rispetto alla liquidità non debba necessariamente presentarsi al momento del primo taglio dei tassi. Il grafico mostra che, su un orizzonte di investimento di due anni, le obbligazioni societarie statunitensi hanno storicamente sovraperformato la liquidità, se l'investimento viene effettuato fino a 12 mesi dopo il primo taglio.
Può, quindi, essere il momento corretto per chiedersi se sia il caso di alleggerire il cash, considerando che ci si trova all’inizio di una fase di limature del costo del denaro a livello globale. (riproduzione riservata)