E siamo a diciannove. A tanto sono saliti gli emittenti che hanno scelto l’ETFplus per quotare prodotti passivi, cavalcando un trend che pare inarrestabile. Da inizio anno si sono affacciati sul mercato italiano tre nuovi player, ed è chiaro che in un contesto che evidenzia oltre mille prodotti chi arriva deve essere in grado di offrire sottostanti particolari, per attirare dapprima l’attenzione e successivamente masse. A questo giro tocca a Candriam, acronimo di Conviction and Responsibility in Asset Management, che quota cinque prodotti legati a sottostanti a cavallo tra il tema ESG (social responsible) e smart beta (indici alternativi ai classici benchmark market cap). Se i profili smart beta sono in voga da diversi anni anche nel mercato italiano, l’approccio ESG sta a sua volta prendendo sempre più piede; passando da una componente satellite nei portafogli degli istituzionali ad una vera e propria scelta core. Con i prodotti appena presentati da Candriam sale così a 32 l’offerta di Etf di tipo ESG sul mercato italiano. L’elemento distintivo di Candriam sta proprio nel mix tra sottostante smart beta e approccio ESG: Candriam (gruppo NY Life Company) ha infatti competenze storiche in ambito gestione quantitativa e approccio SRI, mentre IndexIQ (il veicolo attraverso cui sono resi disponibili gli Etf, che replicano indici calcolati da Solactive) si è da sempre focalizzato sugli smart beta. La componente smart beta viene implementata attraverso un approccio multi-fattoriale, puntando agli stili Value, Quality, Low volatility, Size e per il solo sottostante Corporate Bond anche il fattore momentum. La società, coerentemente il mandato ESG dei prodotti, non adotta il prestito titoli, anche se la replica degli indici è di tipo fisico, completo per i sottostanti azionari e ottimizzato per il contesto bond. L’universo investibile degli indici da replicare è fissato al 70% rispetto ai benchmark originari, il che garantisce una alta correlazione rispetto agli indici di riferimento market cap. I listing interessano l’azionario giapponese, area euro ed Europa estesa, affiancati da due temi obbligazionari. Trattasi di corporate bond e governativi dell’area euro, in entrambi i casi con approccio ESG, meno intuitivo in merito ai sovereign. In quest’ultimo caso i filtri adottati si basano principalmente sull’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che ingloba 17 obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile per le persone, il pianeta. (Riproduzione riservata)