
L’offerta di Etf a gestione attiva continua ad estendersi anche in Italia, e l’ambito obbligazionario è ancora una volta protagonista. Il fixed income sembra, infatti, essere un terreno ideale per sfruttare le inefficienze del mercato e degli indici più diversificati, e un bravo gestore può estrarre valore sia in ambito corporate che governativo. In questa evoluzione si inserisce la recente quotazione dell’Etf Jupiter Global Government Bond Active, il primo Etf emesso dalla società, in collaborazione con Hanetf. Si tratta di un prodotto a gestione attiva sui titoli di Stato globali, e Vikram Aggarwal, gestore fixed income di Jupiter Am e gestore dell’Etf Jupiter Global Government Bond Active, spiega a MF-Milano Finanza le peculiarità del comparto.
L’Etf viene gestito con uno stile agile e ad alta convinzione, in linea con l’approccio che Jupiter adotta per i suoi fondi obbligazionari, segnala l’esperto. Pertanto, il team combina un’analisi macroeconomica attiva top-down a una selezione bottom-up dei titoli, sia a livello di emittente che di singolo titolo. La view top-down è guidata dalle previsioni globali del team a breve, medio e lungo termine, che aiutano a determinare la duration del portafoglio e il posizionamento della curva dei rendimenti, nonché a regolare con attenzione il livello complessivo del rischio di tassi, spread e valute affinché sia appropriato attraverso le diverse fasi del ciclo economico. Mentre la ricerca bottom-up, sui singoli Paesi, guida il posizionamento geografico, in particolare per quanto riguarda i mercati emergenti.
L’obiettivo è identificare i Paesi con prospettive in miglioramento o peggioramento e posizionare il portafoglio, di conseguenza, continua Aggarwal. Quando si decide di adottare una posizione di sovra/sotto ponderazione in un Paese, si prendono in considerazione diversi fattori, in particolare i trend di crescita e di inflazione, la situazione del bilancio del Paese, il quadro politico e le politiche attuali, la politica monetaria in atto, lo stato del settore privato e, infine, l’impatto dei rischi Esg.
La strategia non ha limiti formali in termini di esposizione ai singoli Paesi, alle regioni o ai mercati emergenti: il capitale viene allocato in modo flessibile sull'intero spettro dei mercati sviluppati ed emergenti, a seconda di dove il team di investimento vede maggiore valore e in base alle attuali prospettive macroeconomiche e di mercato. L’indice di riferimento è il Bloomberg Global Aggregate Treasuries Index (Usd Hedged), un benchmark ampiamente adottato per gli investimenti in obbligazioni sovrane, e non viene adottato un limite formale per il tracking error, anche se l’Etf è gestito in modo tale che la deviazione rispetto all'indice di riferimento risulti inferiore al 3%.
Ad oggi gli Stati Uniti valgono il 50,4%, seguono i bond sovranazionali (14,5%), Brasile (6,5%), Regno Unito (4,6%), Giappone (3,9%), Messico (3,2%). Il tutto porta a un rendimento a scadenza del portafoglio del 6,2%, con duration di 7,1 anni e valutazione media del credito AA- (al 12/02/2025). L’analisi Esg costituisce un pilastro aggiuntivo nel framework complessivo di analisi dei Paesi. Il framework di analisi Esg si basa su screening quantitativi e valutazione qualitativa. Lo screening quantitativo utilizza dati esterni forniti da Verisk Maplecroft.
Ciò include un ampio numero di diversi punteggi che coprono metriche Esg come biodiversità e aree protette, emissioni di Co2, stress idrico, diritti delle donne e delle ragazze, corruzione e indipendenza giudiziaria. Per quanto riguarda la valutazione qualitativa, il team dà priorità alla valutazione dei Paesi su cui sono presenti le allocazioni maggiori e delle posizioni cosiddette Active Esg. La valutazione è il risultato della combinazione dell’analisi qualitativa effettuata dal team interno Esg Research and Integration di Jupiter con quella di fonti esterne, come Moody’s e Sustainalytics. Inoltre, il team ha la possibilità di interagire con i vari esponenti governativi per cercare di attuare cambiamenti significativi. (riproduzione riservata)