
La gestione attiva continua a portare valore nell’ambito delle emissioni obbligazionarie ad alto rendimento (bond high yield), e il focus in questo caso è sull’ambiente di investimento statunitensi. Come altre attività finanziarie, le ultime settimane sono stata turbolente, sulla scia dei continui colpi di scena da parte dell’amministrazione Trump, ed anche nell’high yield statunitense si è sostanzialmente osservato un movimento a V (valorizzato in dollari). Con un iniziale crollo in parallelo all’avvitamento al ribasso dell’azionario Usa, e un successivo forte rimbalzo quando Trump ha fatto marcia indietro in merito ai dazi.
Importante, infatti, ricordare il forte legame tra i sottostanti obbligazionari high yield e l’asset class azionaria: in periodi di alta volatilità, trend azionari ribassisti e economia in difficoltà aumentano le probabilità di default delle società emittenti, il che innesca la richiesta di un rendimento più elevato per i bond a basso rating. Infatti, la correlazione su base settimanale è prossima a 0,7, con un beta poco inferiore a 0,30.
In termini di asset class, l’high yield in genere è strutturalmente focalizzato sul breve termine e l’ultimo aumento degli spread ha creato un cuscinetto di valore ulteriore rispetto ad eventuali futuri allargamenti degli spread di credito. Il rendimento a scadenza rimane elevato, nonostante il recente rimbalzo dei prezzi dei bond, anche se la quotazione in dollari sta evidentemente togliendo valore per chi ragiona in euro.
BOND HIGH YIELD USA

La resilienza delle obbligazioni statunitensi ad alto rendimento è evidente negli ultimi mesi, confermata da una performance da inizio 2025 (in dollari) positiva per l’1,2% (dati aggiornati al 29 aprile 2025) rispetto a -5,1% circa dell’indice azionario S&P500. Ma la gestione attiva, in ambito Etf, può fare ulteriormente la differenza, grazie ad una attenta selezione dei componenti in grado di generare alpha rispetto all’indice.
Nell’attuale contesto macroeconomico, secondo Axa Im il fatto di mantenere una posizione su sottostanti obbligazionari a bassa duration permette di avere un posizionamento difensivo, sia in ambito investment grade che high yield. Si possono ottenere drawdown non eccessivi ma al tempo stesso incassare ritorni generosi, meglio se attraverso strumenti altamente flessibili come un Etf a gestione attiva, in grado di muoversi su differenti fattori di rischio. In tal senso, l’Etf a gestione attiva Axa IM Us High Yield Opportunities esprime oggi una duration di 3,2 anni e un rendimento molto elevato, con una buona diversificazione grazie ai 326 componenti del portafoglio.
In termini di sovra o sottoesposizione rispetto all’indice di riferimento utilizzato (ICE Bofa USA High Yield Master) l’Etf espone maggiormente alla tecnologia (+4,6%), ai servizi (+4,1%), ai beni di consumo (+2,5%) e alle aziende health care (+2,5%), a scapito dei settori energia, industriali e capital goods. L’80% circa dei componenti presenta rating creditizio pari a BB o B, mentre quasi il 20% è classificato CCC, il che permette di generare un importante rendimento atteso.
Demis Todeschini, Head of Etf sales per Axa Im in Italia, aggiunge a tal proposito che «nonostante un possibile ulteriore allargamento nel breve termine, gli spread dovrebbero restare ben ancorati grazie a tassi di default ancora contenuti e a valutazioni più interessanti per nuovi ingressi. Pur con volatilità, riteniamo che l’high yield statunitense resti ben posizionato per offrire ritorni interessanti trainati dal carry nei prossimi 12 mesi e il nostro Axa IM Us High Yield Opportunities Ucits Etf, grazie ad un rendimento alla scadenza dell’7,93% e una duration di 2,96 anni e rating medio B+ (fonte Bloomberg, valori aggiornati alla data del 29 aprile 2025), è ben posizionato per fornire un accesso efficiente a questa asset class; che ricordo essere in dollari, il cui andamento influisce sulla performance in euro dell’Etf». (riproduzione riservata)