
Jason Simpson, Senior Fixed Income Strategist per Spdr (gruppo State Street), mette sotto la lente le peculiarità delle strategie short duration sui mercati emergenti in valuta forte, che hanno registrato di recente una performance migliore rispetto a quelle in valuta locale. Secondo l’esperto, tale dinamica potrebbe proseguire, sostenuta in particolare dalla politica monetaria statunitense. La Federal Reserve mantiene la sua previsione di tre tagli dei tassi a partire da giugno, e il mercato aveva ipotizzato due soli tagli quest'anno; ma le proiezioni di crescita e l’inflazione più elevate non si sono ancora dimostrate sufficienti a far virare il consenso del Fomc verso un percorso di allentamento più moderato, anche se un taglio dei tassi è stato rimosso dai dot-plot per l’anno 2025.
In questo contesto, le strategie a breve duration sono state le più performanti nel 2024, soprattutto perché i tecnicismi di una cedola elevata abbinata a una durata più breve ha creato un profilo dell’investimento molto difensivo. Per questo tipo di strategie, infatti, i rendimenti di mercato devono salire in misura significativa perché si possano realizzare delle perdite. Il contesto economico ha, inoltre, sostenuto il dollaro Usa e ciò ha pesato sulla performance del debito in valuta locale dei mercati emergenti. Questi venti contrari non si sono fatti sentire sulle esposizioni in valuta forte, trainate dall'interesse per le cedole elevate e dai rendimenti degli spread in compressione.
RENDIMENTI BOND EMERGENTI E FED FUNDS

Anche la storia del ciclo di inasprimento della Fed negli 2016-19 mette in luce i vantaggi delle esposizioni in valuta forte a breve duration. I rendimenti mensili dell'indice Ice BofA 0-5 Year EM Usd Gov. Bond ex-144a sono rimasti positivi quando i tassi negli Stati Uniti hanno raggiunto il loro picco. Tale evidenza è espressa chiaramente dal grafico in pagina, dove si evince che nel 2019, con i Fed funds piatti ma su livelli elevati e sul picco di medio periodo, le performance mensili delle obbligazioni emergenti in dollari sono state toniche, sempre sopra lo zero. Ed anche dal luglio 2023 ad oggi, sul picco dei rendimenti di questo ciclo di rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, solamente in due mesi su nove successivi al picco si sono osservati rendimenti negativi su base mensile.
Dal punto di vista dei fondamentali macro, un'economia statunitense forte è generalmente positiva per la crescita globale e, quindi, per gli asset di rischio come i mercati emergenti, sebbene si parli di bond. In termini stagionali, negli ultimi 10 anni, prosegue Simpson, i mesi di aprile e maggio hanno registrato rendimenti negativi solo due volte ciascuno. Un rischio potenziale arriva semmai dalla dinamica degli spread, attualmente a livelli storicamente bassi; oggi il differenziale rispetto ai bond occidentali si colloca vicino ai minimi del 2018, ma con i rendimenti (a scadenza) in pancia così elevati si può comunque godere di una certa protezione in caso di turbolenza dei prezzi.
Dividendo il rendimento a scadenza dell'indice per la sua duration si ottiene un'indicazione del grado di aumento dei rendimenti necessario affinché la strategia inizi a perdere denaro: nel caso dell'indice Ice BofA 0-5 Year EM Usd Gov. Bond ex-144a, si tratta di oltre 260 punti base, un valore associabile a una ripresa dell'inflazione statunitense che costringa la Fed ad un altro ciclo di inasprimento dei tassi, oppure ad un grande evento di risk-off che porti a un'esplosione degli spread. Una prospettiva oggi poco plausibile, anche se sui mercati la certezza non esiste. (riproduzione riservata)