Per Kevin Zhao, responsabile Global Sovereign and Currency Fixed Income di UBS AM, l’obbligazionario cinese è già diventato troppo grande per essere ignorato e non inserito in portafoglio, essendo attualmente il secondo mercato obbligazionario mondiale. Un elemento da tenere in particolare considerazione è la bassa correlazione rispetto ad altri benchmark di mercato, al pari del contributo alla diversificazione di portafoglio e il valore relativo. Zhao ritiene che la bassa correlazione rispetto ad altri indici obbligazionari continuerà a manifestarsi per lungo tempo, principalmente per due motivi. Innanzitutto, la Cina ha scelto di abbandonare il controllo del cambio rispetto al dollaro Usa passando nel 2016 ad un basket di valute, il che ha permesso una maggiore autonomia in termini di scelte monetarie da parte della banca centrale cinese. Inoltre, a differenza dei Paesi G7 che hanno già portato i tassi a zero o in territorio negativo a fianco di misure eccezionali di stimolo, la PBoC ha saputo aspettare. Ne consegue uno spazio odierno molto più ampio di intervento, anche in termini di tagli dei tassi di interesse se le condizioni economiche cinesi dovessero peggiorare più di quanto già stimato. Dall'inclusione delle obbligazioni cinesi negli indici Bloomberg Global Aggregate, JPM GBI-EM e WGBI, la partecipazione straniera nei mercati obbligazionari cinesi è aumentata in modo significativo. Inoltre, molte banche centrali hanno acquistato titoli di Stato cinesi dall'inclusione della Cina nel paniere SDR del Fondo monetario internazionale nel 2016. A sua volta, ciò ha alimentato la presenza di un pool diversificato di investitori internazionali, accanto agli acquirenti nazionali. E per Zhao una volta che il peso della Cina negli indici obbligazionari globali sale a circa il 6%, gli acquirenti di obbligazioni globali dovrebbero essere in grado di migliorare i rendimenti del portafoglio a causa delle dimensioni del mercato e della correlazione relativamente bassa che le obbligazioni cinesi hanno con altri mercati obbligazionari. Tuttavia, gli investitori devono prendere più familiarità con l'economia e la struttura dei mercati finanziari cinesi. UBS AM è stata precoce nell'ingresso nei mercati azionari e obbligazionari cinesi, attraverso una presenza di primo piano tra le banche e gli asset manager stranieri. Ma è importante che gli investitori comprendano che la Cina non è un tipico mercato emergente e non è nemmeno il caso di applicare ciecamente la loro esperienza appresa sui mercati sviluppati agli investimenti in Cina, considerati i sistemi politici, economici e finanziari drasticamente diversi. La dimensione del mercato infine conta molto. I Paesi G20 contano oggi per circa l’80% del commercio, del Pil mondiale e della capitalizzazione di mercato degli indici, mentre i G7 si limitano al 45% del Pil globale. Oggi la Cina è già il secondo mercato obbligazionario al mondo per dimensione, ma non aveva ad esempio alcuna rappresentatività nell’indice Global Aggregate Bond fino a che Bloomberg ha deciso nell’aprile 2019 di iniziare ad inserirla. Il peso dei bond cinesi salirà di conseguenza al 6% circa entro fine 2020, e ciò favorirà un maggior accesso a questo mercato da parte degli investitori internazionali con il vantaggio di maggiore diversificazione e miglior rapporto rendimento-rischio, conclude Zhao. Anche sul mercato italiano degli Etf stanno di riflesso comparendo prodotti indicizzati che mirano al solo mercato obbligazionario cinese. (riproduzione riservata)