Nonostante la debacle dei prezzi osservata nel corso del 2018 sulle principali cripto-valute, non è detto che l’interesse verso questa particolarissima forma di investimento sia destinato a scemare. E per una asset class che esprime una volatilità annua prossima al 70%, il -80% incassato da inizio 2018 ad oggi potrebbe non essere un motivo sufficiente per abbandonare la scialuppa: chi infatti si fosse ad esempio posizionato sul Bitcoin a inizio 2015 sarebbe tuttora in guadagno del 300% sul capitale investito, nonostante il -80% circa dell’ultimo anno. D’altronde i rendimenti sono una brutta bestia da domare, soprattutto nel caso di attività investibili che scalpitano in questo modo. Lasciando perdere i fondamentali (che per alcuni studiosi e operatori di mercato non esistono nemmeno) sottostanti al mondo delle cripto-valute, ciò che va segnalato in ambito di prodotti passivi è il recepimento dell’interesse degli investitori da parte di diversi provider. Da tempo si lotta, anche in ambito Usa, per il listing di ETP indicizzati a panieri di cripto-valute o a singole cripto-currency, e qualcosa si sta muovendo. L’interesse deriva anche dal fatto che l’acquisto delle cripto-valute non è così agevole come per altri asset finanziari, e bisogna passare da circuiti non sempre trasparenti ed affidabili piuttosto che da broker (di matrice CFD) che impongono una leva finanziaria con annessa componente di funding, che non a tutti può piacere. Ed è in questo contesto che si innesta il recente listing, sulla piazza elvetica, di un ETP legato al Bitcoin, emesso da Amun AG. Ovviamente il prodotto è ad altissimo rischio, in linea alla volatilità a cui prima si accennava, ed include le oscillazioni del cambio euro-dollaro, che però fanno sorridere rispetto alle escursioni del Bitcoin in termini assoluti. Ed anche il costo del 2,5% annuo di TER non dovrebbe spaventare, in quanto non sono rare le giornate in cui il Bitcoin si muove con escursioni a doppia cifra. Questo listing affianca un altro prodotto della stessa società che mira a un basket di cinque cripto-valute, dove il Bitcoin vale il 50% del portafoglio. Se in questi casi si tratta di prodotti di nicchia adatti a chi cerca il massimo rendimento sapendo di correre alti rischi sul capitale, un altro tema (correlato solo in parte al mondo delle cripto-valute) è la blockchain. E anche per cavalcare questa potenzialità sono stati quotati in Italia alcuni Etf, prodotti però completamente differenti rispetto all’ETP prima citato. Si tratta infatti di Etf legati a panieri di azioni che puntano anche ad azioni coinvolte nella rivoluzione tecnologica della blockchain, ma che in molto casi coinvolgono anche le classiche società tecnologiche. Alcuni esempi sono i prodotti First Trust Innovative Transaction & Process e HAN-GINS Innovative Technologies, che puntano a società mondiali focalizzate sull’innovazione tecnologica compresa la tecnologia blockchain; ma in qualche modo anche l’Etf iShares Digitalisation, grazie all’esposizione al settore dei digital payments. (Riproduzione riservata)