Milano Finanza - Numero 200 pag. 47 del 09/10/2021
Per Invesco non resta altra strada che perseverare sugli asset ciclici, anche se i rendimenti attesi saranno più contenuti
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Invesco, attraverso il team Global Market Strategy, ha rilasciato a Milano Finanza le prospettive per l’asset allocation relative al quarto trimestre di quest’anno, segnalando anche cosa conviene avere in portafoglio per il 2022. Gli esperti di Invesco ritengono che sia in atto una virata verso un tasso di crescita più sostenibile, anziché l’inizio di una recessione. La preferenza va a favore di azioni globali (+5,4% atteso come rendimento a 12 mesi), segmento immobiliare quotato (Reits), obbligazioni high-yield ed alcune materie prime. Il recente aumento dell’inflazione viene inoltre considerato temporaneo. Ma il potenziale di rendimento, anche per gli asset ciclici, sarà più limitato che in passato in quanto le valutazioni indicano che i corsi azionari scontano già gran parte delle buone notizie. Una parte dell’elevatissima crescita registrata durante la fase di rimbalzo è infatti attribuibile ai supporti fiscali straordinari, soprattutto negli Stati Uniti, e i problemi a livello di catene di fornitura hanno causato carenze di alcuni prodotti fondamentali. Per Invesco il tanto temuto tapering delle banche centrali non comporta però una vera minaccia per gli asset ciclici, e guardando alla storia i cicli di stretta della Fed sono stati tendenzialmente associati a rendimenti azionari positivi. Le proiezioni per il 2022 si basano su alcune ipotesi: che i tassi delle banche centrali rimangono stabili e gli acquisti di asset proseguano, anche se inizierà il tapering; ma anche che gli spread societari restino su livelli contenuti e le materie prime consolidino sugli attuali livelli, il dollaro resterà forte (target a 1,15 dollari ad un anno rispetto all’euro). In termini di asset allocation svetta la preferenza per il segmento immobiliare quotato, benché possa soffrire a causa del calo della domanda di spazi per uffici e attività commerciali dovuto al Covid-19.
Per quanto riguarda l’azionario, si ritiene che le valutazioni in rapporto agli asset obbligazionari siano migliorate in quanto il rialzo dei corsi azionari negli ultimi mesi è stato più che giustificato dall’incremento degli utili e dei dividendi. Ma va sottopesato l’azionario statunitense, ritenuto costoso e destinato a muoversi con difficoltà rispetto ad altre aree geografiche. Faranno male i bond governativi, e il previsto incremento dei rendimenti dei Treasury Usa, in combinazione con l’apprezzamento del dollaro, conduce ad aspettative negative per l’oro. Gli asset migliori per Invesco da qui a 12 mesi sono le azioni britanniche (Ftse100 visto a 7800 punti), il settore immobiliare (+8,2% di guadagno complessivo atteso) e i titoli di Stato emergenti, ma anche la liquidità in dollari Usa che offre un elemento di diversificazione. La singola previsione più importante del team è probabilmente che il rendimento dei Treasury decennali Usa salirà al 2,20% da qui ad un anno: ciò potrebbe condurre alla sovraperformance del segmento value rispetto al growth, pressioni sull’oro, difficoltà di alcuni Paesi emergenti a finanziare i rispettivi debiti. Mentre il Bund decennale è visto allo 0,15% di yield, da cui il suggerimento di un netto sottopeso sui bond ad alto rating dell’area euro. Per quanto riguarda il credito è suggerito un sottopeso, ed anche gli high yield non dovrebbero offrire grandi spunti (+0,7% di guadagno atteso ad un anno). All’interno delle materie prime la preferenza va a quelle agricole, mentre l’esposizione valutaria preferita coinvolge i mercati emergenti e la sterlina inglese. (riproduzione riservata)