David Lebovitz, Global Market Strategist di JPM AM, si chiede cosa possa sostenere l’azionario Usa nel 2020, considerando che proviene da una sequenza di risultati eccezionali di lungo termine. Osservando i fattori che hanno mosso gli indici azionari Usa nelle seconda parte del 2019, l’esperto mette in luce che le toniche performance sono state alimentate da un mix di elementi. L’S&P500 è così riuscito a raggiungere nuovi massimi storici grazie ad una combinazione ottimale, ovvero il rafforzamento sia dei titoli classificabili come ciclici affiancati dal deciso recupero delle azioni value, a sconto in termini di multipli. Il rally degli ultimi mesi che ha interessato l’S&P500 è stato alimentato da numerosi driver. Tra i più importanti il sostegno monetario offerto dalla Fed, il diminuire di un rischio recessivo per l’economia statunitense, la tregua commerciale Usa-Cina. Nel 2020 risulterà difficile che tutti e tre questi elementi continuino a coesistere ed alimentare la fiducia dei mercati. L’allentamento monetario da parte della banca centrale Usa è stato alimentato proprio dai timori legati alle tensioni commerciali e dai potenziali impatti sulla crescita, elementi che ora si stanno ridimensionando. Un altro importante elemento che ha sostenuto il rally azionario è la liquidità immessa nel sistema. La crescita in termini di M2, che include i depositi e il mercato monetario, ha subìto una netta accelerazione a partire dalla fine dell’estate. I mercati azionari come sempre cercano di guardare avanti, lavorando sulle aspettative, prezzando un migliore scenario macroeconomico e una più tonica crescita degli utili societari dipendenti dalla maggiore liquidità a buon mercato a disposizione nel sistema economico e finanziario. Peraltro di solito un incremento della liquidità va a braccetto con politiche monetarie globalmente espansive, che favoriscono l’azionario rispetto all’obbligazionario tuttora avido in termini di rendimenti. Il problema è capire se anche nei prossimi mesi questi elementi saranno sufficienti a sostenere l’azionario, e se cederanno il passo alle prese di profitto. Se nell’ultimo anno il mercato è stato alimentato dall’espansione dei multipli, piuttosto che da utili in rialzo, è probabile che nel 2020 le aspettative sugli utili prenderanno il sopravvento. Per il momento le stime di consenso restano a favore di un’espansione degli utili Usa prossima al 10%, ma bisogna capire se ciò sarà sufficiente a sostenere i mercati. Il modello proprietario di JPM prevede peraltro stime di crescita più conservative, prossime al 5% annuo. Questo può si offrire ulteriore benzina al mercato azionario, ma non più di tanto. Per questo motivo le scelte di investimento devono essere conservative, preferendo strategie a beta non elevato. Ad esempio si segnalano i prodotti, sia a gestione attiva che passiva, che permettono di puntare su società al tempo stesso che pagano alti dividendi e oggetto di buy-back azionari. Oppure attraverso scelte profilate in termini di rischio, includendo strategie finalizzate proprio al controllo della volatilità. Insomma è probabile che il 2020 sia un anno dove giocare in difesa potrà fare la differenza. (riproduzione riservata)