La ricerca multi-assets dell’emittente di Etf Source evidenzia dove andare a cercare valore nell’attuale fase di mercato. Se l’azionario nordamericano inizia a vacillare in modo evidente, altre sono le fonti di performance che gli investitori dovrebbero inserire in portafoglio per puntare a ritorni decorosi nell’attuale fase di mercato. Il grafico evidenzia le aspettative di rendimento con orizzonte cinque anni sulle principali asset class replicabili dagli investitori, dove l’unica nota stonata è rappresentata dai metalli preziosi. Source evidenzia in primis i rischi correlati alle recenti accelerazioni dell’azionario americano. In seguito all’elezione di Trump si sono infatti osservati strappi al rialzo tanto nell’equity che nei rendimenti dei bond, e in questo contesto sembra più interessante prendere posizione sul debito corporate americano specialmente investment grade. Scorrendo i singoli mattoncini a disposizione per un investitore attivo, il cash (un misto tra posizioni in dollari, sterline, euro e yen) resta una ottima scelta in termini di rapporto rendimento-rischio, offendo una redditività attesa annua prossima allo 0,7% nei prossimi cinque anni. All’interno di un portafoglio può quindi mantenersi al 10% di peso. L’oro non sembra invece meritare fiducia, con un performance attesa negativa a tendere, e nonostante il segmento delle commodities agricole sia visto in lieve apprezzamento non viene suggerita una esposizione a suo favore. Nel variegato mondo dei bond ci sono posizioni contrastanti. Le emissioni governative sono tuttora da sottopesare a livello globale (24% in portafoglio), per via dei rendimenti attesi contenuti, anche se offrono stabilità verso eventuali shock di mercato; eccezione le emissioni governative dei Paesi emergenti che offrono il maggior potenziale di performance ma non possono avere un peso eccessivo in portafoglio (suggerito il 4%). Ma il valore aggiunto più consistente arriverà dai corporate investment grade. Per quest’ultima categoria il rendimento atteso su base annua sale a circa il 2% annuo, e il suggerimento è una quota in portafoglio pari al 20%. I contesti geografici migliori dove posizionarsi su questo segmento sono l’area nordamericana e inglese. Anche i corporate di tipo high yield mantengono un buon posizionamento (5% in portafoglio), con le performance attese interessanti compensate però da maggiore volatilità, e quindi nei confronti del debito investment grade esprimono un rendimento risk-adjusted meno favorevole. L’azionario globale evidenzia un peso del 35%, rispetto ad una allocazione neutrale del 45%. Le recenti sovra performance inducono alla cautela, anche se il rendimento annuo atteso è prossimo al 6% sul medio termine. Da preferire nettamente l’area europea, UK e i mercati emergenti a discapito di Usa e Giappone. Infine una quota di portafoglio del 6% va destinata ai real assets, in particolare l’immobiliare indiretto con aspettative di performance superiori al 7%. (riproduzione riservata)