
Sulla scia delle tariffe statunitensi del “Giorno della Liberazione”, Jpm Am ha abbassato le aspettative sugli utili a livello globale, anche se ci si attende ancora una crescita modesta nel corso del 2025. Ora ci si aspetta una crescita degli utili a livello mondiale di circa il 7% quest'anno, rispetto al 13% prima dell'annuncio delle tariffe del 2 aprile e delle successive revisioni. È difficile quantificare l'impatto diretto delle tariffe finché non sapremo come reagiranno le aziende. Assorbiranno i costi o li scaricheranno sui loro clienti? A livello regionale le stime sugli utili societari statunitensi sono leggermente calate, secondo Jpm Am, ma sono attese ancora in crescita del 5% per l'intero anno. Molti fattori di crescita secolari sembrano relativamente isolati dai dazi e i riacquisti di azioni proprie rimangono salutari. Le stime sugli utili dei mercati emergenti sono, inoltre, state le meno influenzate.
Nel frattempo, il team azionario di Jpm Am è diventato un po' più ottimista sulle prospettive del mercato. Inoltre, per la prima volta da un po' di tempo a questa parte, gli investitori in Europa e in Asia sono più positivi rispetto a quelli statunitensi. Dopo 15 anni di sottoperformance, i mercati internazionali ed emergenti fanno ora concorrenza alle azioni statunitensi. Secondo il processo di ricerca bottom-up interno all’asset manager, la valutazione complessiva delle azioni statunitensi non appare né conveniente né costosa: nei prossimi cinque anni, le società statunitensi continueranno a registrare una crescita degli utili più rapida di quella prevista in media in Europa o in Asia, ma questo è compensato da valutazioni più elevate e dividendi più bassi, per cui i rendimenti attesi sono molto simili.
L’ANDAMENTO DEL FATTORE VALUE

L'Europa offre rendimenti aggregati simili a quelli degli Stati Uniti, ma una valutazione più bassa, una minore sensibilità alle tariffe e forse un migliore sostegno fiscale. Jpm Am vede anche un buon valore in alcuni mercati emergenti selettivi, in particolare Corea, Indonesia e Taiwan. Passando all’analisi dei fattori, in generale oggi si ha una preferenza per il fattore value, con l'energia e le banche che offrono i rendimenti attesi più elevati. Date le incertezze, si privilegiano più del solito i titoli di qualità ma, poiché molti dei settori più difensivi sembrano ormai costosi, è forse preferibile ricercare la qualità nei titoli finanziari, industriali e nei settori tecnologici più tartassati.
Le prospettive dei titoli tecnologici sono migliorate dopo la recente sottoperformance e il gruppo si colloca a metà classifica, con il software più interessante dell'hardware. I titoli tecnologici dell'S&P 500 hanno guadagnato quasi il doppio dei rendimenti del secondo gruppo migliore (i titoli finanziari). Ciò ha determinato gran parte della sovraperformance dei titoli statunitensi e ha attirato enormi quantità di capitali stranieri sul mercato americano. Secondo i dati della Fed, dal 2006 la proprietà straniera di azioni statunitensi è quasi raddoppiata, raggiungendo il 18%. Questa tendenza si è esaurita e tutti i benefici dell'intelligenza artificiale sono ormai scontati? È possibile che i tempi stiano cambiando all'interno del settore, prosegue Jpm Am.
Molti investitori vedono opportunità di crescita migliori in altri settori e hanno ridotto l'esposizione ai beneficiari della spesa in conto capitale per l'Ai. I cosiddetti Magnifici 7 sono oggi un po' meno eccezionali da un punto di vista fondamentale, con le aziende più mature e i pesanti investimenti nell'intelligenza artificiale che stanno rallentando. Probabilmente, è sbagliato pensare a questo gruppo come a un'unica opportunità, in quanto queste società sono molto diverse tra loro e avranno flussi di rendimento molto diversi. Anche molti titoli difensivi appaiono eccessivamente cari, secondo l’asset manager. (riproduzione riservata)