
Le aspettative sui tagli dei tassi da parte di Fed e Bce sono il tema caldo di questa estate, e Kristina Hooper, Chief Global Market Strategist di Invesco, ha effettuato un’analisi per tentare di comprendere i movimenti possibili sui prezzi dei bond e delle azioni. Il pensiero dell’esperta va soprattutto a quanto è accaduto nel ciclo di inasprimento dei tassi del 1994-1995 e successiva riduzione, da cui è possibile trarre degli insegnamenti anche se chiaramente la storia non si ripete mai in modo preciso.
Tra il febbraio 1994 e il febbraio 1995, la Fed aveva aumentato i tassi di interesse di 300 punti base, e nel luglio del 1995 si iniziò ad allentare la pressione, tagliando i tassi solo di 75 punti base da luglio a gennaio 1996 e mantenendo poi i tassi a tali livelli per più di un anno. Cosa è successo ai mercati nei primi sei mesi dopo l'inizio dell'allentamento? Dal 6 luglio 1995 al 5 gennaio 1996 le azioni sono salite, con l'S&P 500 in progresso di oltre l’11% nei sei mesi successivi all'inizio dell'allentamento da parte della Fed. Le large cap sovraperformarono, con le small cap in leggera sottoperformance: l'indice Russell 2000 salì, infatti, del 9% circa, mentre l'indice Russell 1000 registrò un rendimento dell'11,5%.
RENDIMENTI T-BOND IN CALO

Il fattore Value sovraperformò leggermente rispetto allo stile growth, e in termini settoriali i titoli sanitari volarono, con un rendimento del 26% durante il periodo di allentamento monetario. Diversi settori - tra cui energia, industriali, finanziari, servizi di pubblica utilità e beni di consumo - registrarono rendimenti a due cifre, salvo i consumi discrezionali e i materiali. Anche le azioni europee espressero solidi guadagni anche se inferiori alle azioni statunitensi, mentre i mercati emergenti non si comportarono in media bene.
Giustamente, prosegue Hooper, le obbligazioni registrarono interessanti guadagni: l’indice Bloomberg US Aggregate Total Return realizzò un allungo del 5,3% e l'indice Bloomberg High Yield Tr salì del 6%, nei sei mesi successivi all'inizio dell'allentamento monetario. Il dollaro Usa si rafforzò, in modo forse inaspettato ma c’è da considerare che si arrivava da un periodo di forte deprezzamento della valuta americana.
I rendimenti risultarono più contenuti nel semestre successivo, ovvero dal 5 gennaio 1996 al 5 luglio 1996. L'S&P 500 salì del 6,6% e anche il progresso per le obbligazioni fù più debole. È importante però notare che il ciclo di inasprimento del 1994-95 è stato considerato preventivo, in quanto l'inflazione era relativamente bassa ma la Fed temeva che potesse schizzare. Il ciclo di inasprimento del 2022-2023 è stato tutt'altro che preventivo, secondo Hooper tardivo sulla scia di un’'inflazione aumentata vertiginosamente ma inizialmente considerata transitoria.
L’elemento positivo è che oggi sono attesi tagli dei tassi molto più consistenti: si prevedono circa 200 punti base di tagli nel prossimo anno, il che fornirebbe probabilmente una spinta molto più forte agli asset di rischio rispetto ai tiepidi 75 punti base di tagli forniti dalla Fed dal luglio 1995 al gennaio 1996. In questo contesto, è probabile che i mercati scontino una riaccelerazione dell'economia verso la fine del 2024 o l'inizio del 2025, a vantaggio degli asset di rischio, in particolare per i titoli ciclici e le small cap. Hooper si aspetta guadagni dal reddito fisso, in particolare dalle obbligazioni high yield e da quelle municipali, ma anche dal comparto immobiliare. (riproduzione riservata)