Amundi, attraverso il head of Etf Product Specialists Nicolas Fragneau, descrive a Milano Finanza le linee guida da tenere bene in mente per il prossimo futuro. Per l’esperto nell’attuale contesto, caratterizzato da tassi di interesse molto bassi e dal protrarsi di alcune incertezze geopolitiche, la ricerca di rendimento e la riduzione del rischio sono certamente temi d’attualità per gli investitori. Lato obbligazionario, le esposizioni dove è ancora possibile trovare del rendimento sono, sui titoli corporate europei, gli investment grade con rating BBB. Questi infatti danno ancora un rendimento intorno allo 0,90%, se si considerano ad esempio un Etf all maturities, consentendo allo stesso tempo all’investitore di rimanere all’interno dell’universo meno rischioso dei titoli IG. Guardando ai titoli di Stato, invece, sono i periferici a guidare il rendimento, con l’Italia che nelle scorse settimane ha fatto da traino. L’Etf di Amundi esposto ai titoli di Stato lowest rated consente ancora di accedere ad un rendimento di circa 0,55% annuo. Se invece la priorità è quella della diversificazione al fine di controllare il rischio di portafoglio senza allo stesso tempo rinunciare al rendimento, sono gli Etf Global Aggregate ad offrire una possibile risposta. Il rendimento dell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate si aggira intorno all’1,26%, e consente di esporsi alla performance di più di 16 mila titoli IG altamente diversificati, di emittenti di mercati sviluppati ed emergenti. Per gli investitori che desiderano invece continuare ad esporsi alle azioni visti i rendimenti molto bassi delle obbligazioni, mantenendo al contempo un approccio prudente, gli Etf Low Volatility possono rappresentare oggi un utile compromesso. Per quanto riguarda invece i flussi del mercato degli Etf a reddito fisso, il 2019 è da considerarsi senza dubbio l’anno degli Etf obbligazionari, che a fine agosto avevano attirato il 95% dei flussi totali sul mercato europei. Dei 37 miliardi di euro raccolti dagli Etf sul reddito fisso, 19 sono stati investiti in titoli corporate e 14 sui governativi. È interessante notare che gli investitori hanno gradualmente aumentato la loro esposizione al rischio, cominciando ad integrare esposizioni high yYield in portafoglio per ottenere rendimento: gli Etf esposti ai titoli high yield sull’eurozona hanno attratto oltre 4,3 miliardi di euro da inizio anno. Rimangono comunque predominanti i flussi verso gli Etf Corporate, +8,5 miliardi da inizio anno. Gli investitori che guardano alle azioni hanno ridotto considerevolmente il rischio, posizionandosi principalmente su prodotti fattoriali che hanno attirato quasi 5 miliardi da inizio anno. Di questi, i più ricercati sono i Low Vol (+3,5 miliardi di euro) e i Quality (+1,4 miliardi di euro). Un altro trend interessante è quello delle azioni Usa, le sole che continuano ad essere presenti nei portafogli degli investitori, insieme a quelle mondo. Le azioni Usa giocano ancora un ruolo di safe heaven, a fronte di un atteggiamento ormai più prudente verso le azioni emergenti e le incertezze sull’azionario Europa. Da segnalare infine l’imponente trend, sia a livello obbligazionario che azionario, degli Etf basati su criteri di selezione ESG, utili agli investitori che vogliono investire responsabilmente senza al contempo discostarsi troppo dalla propria allocazione tradizionale. Il terzo Etf obbligazionario SRI di Amundi è esposto ai titoli euro corporate 0-3 anni, e applica criteri ESG stringenti. (riproduzione riservata)
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