
Vanguard ha condotto un’analisi relativa alla frammentazione del mercato dei capitali e al relativo impatto sul costo totale di proprietà, per gli investitori europei in Etf. Concludendo che persistono tuttora grandi differenze tra i mercati Etf europei e statunitensi, a svantaggio dei primi. Sebbene il mercato degli Etf abbia registrato una crescita significativa nell'ultimo decennio, guardando all’efficienza e alla profondità dei mercati dei capitali gli investitori europei in Etf sono ancora in una posizione di svantaggio, in termini di costi complessivi.
La complessità e la struttura frammentata del mercato europeo degli Etf derivano in parte dalla preferenza storica degli investitori e in parte dalla regolamentazione; dover navigare tra le differenze in termini di mercati di negoziazione, regolamenti, valute, trattamento fiscale e le regole dei fornitori di servizi fa aumentare i costi che i fornitori di liquidità devono sostenere per prezzare gli Etf europei. In tal senso, Vanguard ritiene che si possano adottare misure per garantire la continua crescita del mercato europeo degli Etf europei, come limitare l'impatto della frammentazione istituendo percorsi consolidati e semplificando i regolamenti e anche l'elaborazione post-negoziazione.
Nel frattempo, il mercato europeo degli Etf ha registrato una crescita importante nell'ultimo decennio, è quasi quadruplicato passando da poco più di 450 miliardi di dollari di asset nel 2014 a più di 1,63 trilioni di dollari alla fine di giugno 2024. Si prevede una crescita del mercato europeo degli Etf del 15% annuo per i prossimi cinque anni, fino a raggiungere più di 4500 miliardi di dollari di asset entro il 2030.
Il cosiddetto costo totale di proprietà – che comprende le spese dirette del fondo di un Etf (Ter), i costi di negoziazione (bid-ask spread e premio/sconto di volatilità) e il costo di mismatch tra l'Etf e il suo benchmark- rimane più elevato per gli investitori europei in Etf, anche per via di una relazione diretta tra i livelli più elevati di frammentazione del mercato europeo e i costi di negoziazione più elevati, ben rappresentati dallo spread denaro-lettera più ampio. D’altronde, meno gli investitori pagano, più rendimento conservano e più si preserva il rendimento più lo stesso può essere composto nel tempo, portando a importanti risultati sul lungo termine.
Per gli investitori che sono più attivi nel trading di Etf, gli spread sono importanti per le numerose operazioni di entrata e uscita dal mercato; spread più ampi rappresentano un modo in cui il market maker può recuperare i costi di detenzione dei titoli per un periodo più lungo. Diversi contesti normativi e regimi di mercato possono influenzare i costi pre e post-negoziazione, che devono essere presi in considerazione da un market maker nel fissare il prezzo di acquisto e di vendita dell’Etf. Negli Stati Uniti, il regolamento National Market System impone alle borse di rendere pubblici i migliori prezzi di domanda e di offerta disponibili per ogni titolo negoziato.
La differenza tra le negoziazioni in borsa di Etf tra gli Stati Uniti e l'Europa rimane quindi netta: in Europa, Vanguard stima che solo il 24% del volume viene eseguito in borsa, con le piattaforme Rfq (Request for Quote) fuori borsa che dominano il panorama delle contrattazioni. Negli Stati Uniti, si stima che il 60% delle negoziazioni di Etf avvenga invece in borsa, con un livello di trasparenza pre-negoziazione complessivamente più alto. Utilizzando i dati della gamma di Etf Ucits di Vanguard, il rapporto tra trading secondario e primario è pari a 2,5:1 mentre nel mercato statunitense è vicino a 5:1. Gli investitori in Etf domiciliati in Europa affrontano quindi costi di negoziazione impliciti più elevati (sotto forma di spread bid-ask più ampi) e liquidità degli strumenti più frammentata per via delle numerose sedi di negoziazione.
L’asset manager ritiene che la crescita prospettica del mercato europeo degli Etf dipenderà da alcuni fattori: lo sviluppo del quadro normativo dell'Unione Europea, le regole e gli incentivi per la distribuzione degli Etf agli investitori istituzionali e al dettaglio, l'efficienza e la profondità dei mercati europei dei capitali.
In tal senso, importante aumentare la trasparenza sui costi di prodotto e distribuzione, incoraggiando anche i consulenti finanziari a impegnarsi in un servizio di consulenza olistico anziché in un modello incentrato in gran parte sulle vendite. Ma anche supportare le piattaforme di distribuzione diretta (inclusi quindi i neo-broker), che offrono agli investitori al dettaglio l'opportunità di accedere a prodotti a basso costo come gli Etf. (riproduzione riservata)