In ambito emergente, il tema degli Etf legati all’azionario cinese di classe A è più che mai caldo ed attraente. Il fornitore di indici MSCI ha recentemente annunciato l’aggiunta di oltre 200 azioni nazionali cinesi a due dei suoi indici di riferimento in due fasi, a partire dal 31 maggio scorso. Franklin Templeton illustra a tal proposito le implicazioni per gli investitori di questo nuovo passo in avanti. L’inclusione iniziale del 5% verrà implementata in due fasi, 2.5% in vigore dal primo giugno e 2.5 % il 31 agosto. Una svolta politica chiave per questo raggiungimento é stata la diminuzione delle restrizioni sull‘accessibilità del mercato interno delle azioni cinesi A attraverso i programmi Stock Connect, che collegano Shangai, Shenzhen e Hong Kong, dando l’accesso al mercato interno cinese ad importanti investitori stranieri. Inoltre sembra che l’iniziativa London-Shanghai Stock Connect verrà realizzata quest’anno. Utilizzando l’indice MSCI China All Shares come riferimento, il peso delle azioni del mercato cinese A sarà di circa 38%. I fondi pensione, le fondazioni e gli ETF dovranno acquistare azioni interne cinesi per seguire i benchmark, pertanto ci si aspettano più flussi nel mercato. La mossa di MSCI rappresenta di riflesso il passo iniziale verso la completa integrazione delle azioni cinesi A. La sequenza temporale per la completa inclusione non é stata annunciata e JPM pensa che richiederà molti anni, a seconda della continua apertura del capitale e dei mercati monetari. Ma se il mercato delle azioni A fosse incluso con una capitalizzazione di mercato totale (con fattore di inclusione 100% invece dell’iniziale 5% già annunciato), la Cina contribuirebbe al 45% dell’indice dei mercati emergenti di MSCI, in base ai livelli attuali. MSCI ha messo in chiaro che una successiva inclusione oltre il 5% dipenderà da un ulteriore allargamento del limite giornaliero di scambio (che é stato già alzato di 4 volte), dal progresso sulle sospensioni di mercato e una diminuzione delle restrizioni sulla creazione di prodotti di investimento legati all’indice. La recente inclusione delle azioni A può anche incentivare un’azione politica per aumentare la disclosure aziendale, permettendo di avere accesso ad una più ampia gamma di aziende specializzate in settori strutturali di crescita come quello farmaceutico, di consumo e tecnologico. In merito ai rischi, MSCI ha reso noto che, in media, le aziende cinesi hanno posizioni scarse in merito ai criteri ESG rispetto ad ad altri mercati nell’indice emergente. Detto ciò si ritiene che le azioni A offrano comunque un potenziale di investimento sul tema della riforma delle imprese di Stato, così come accesso ad aziende specializzate in forti aree di crescita. (riproduzione riservata)