SustainabilitySimone Cipriani: «Il luxury più orientato alla svolta eco»
Per il founder dell’Efi, il taglio delle emissioni e il rispetto dei diritti del lavoro devono essere obiettivi primari per i gruppi della moda
««Fare sostenibilità è un investimento e il sistema moda è più orientato verso la transizione green. I gruppi del lusso sono improntati in questa direzione. Vedo consapevolezza, azione, si fanno cose concrete». Simone Cipriani, fondatore dell’Ethical fashion initiative, programma di punta dell’International trade center e partner dei Cnmi sustainable fashion awards, commenta così a MFF lo stato del settore. «È un cammino che si intraprende, non una ricetta e nemmeno un punto di arrivo. Essa ha un orizzonte e questo è stato messo in luce dagli awards».
L’edizione 2024 ha chiuso la Milano fashion week Women’s collection come di consueto al Teatro alla Scala, premiando il fashion responsabile. «Quello che abbiamo visto sul palco non era greenwashing, ma del lavoro vero. A che punto siamo? Si può sempre fare meglio. C’erano i grandi e i piccoli brand che si sono dati da fare in campi diversi, i progetti di advocacy e quelli di charity. Questo dimostra il percorso complesso. Si sono toccati i grandi temi del lavoro e della violazione degli human rights, del clima, della biodiversità, dell’impatto dei rifiuti e dell’inquinamento. Gli awards sono stati molto positivi anche come comunità, per il piacere di stare assieme», ha proseguito Cipriani.
«Il primo obiettivo che i player e il comparto in generale devono perseguire è il taglio delle emissioni, almeno del 55% entro il 2030 e siamo ancora lontani. Il secondo è sincerarsi che i diritti del lavoro siano rispettati, facendo ad esempio più ispezioni. Poi si arriva al tema della circolarità e della riduzione dei rifiuti». Il numero uno di Efi ha poi evidenziato l’importanza del Green deal con la quale la commissione europea ha «creato un quadro di riferimento molto chiaro. La Csddd-Corporate sustainability due diligence directive è diventata il punto di partenza per il progresso, i brand si chiedono quali sono i rischi e intervengono».
Al centro delle riflessioni del founder, c’è poi la GenZ. «I giovani sanno cosa vuol dire sostenibilità, sono centrati su quella sociale e hanno una visione olistica. Fanno manifestazioni e credo siano molto coscienti, oltre che appassionati di capi vintage o riciclati», ha proseguito. «A loro lasciamo un peso enorme, ma potranno guidarci nel cambiamento. Noi generazioni più vecchie rischiamo di rimanere indietro. È necessario che l’offerta politica li ascolti, si orienti e si aggiorni», ha concluso. Quanto ai progetti futuri, Cipriani ha accennato a un progetto educativo in arrivo, legato alla sostenibilità, con Cnmi. I dettagli saranno svelati nei prossimi mesi e al momento è ancora tutto top secret. (riproduzione riservata)