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Invenduto, lo stop Ue ridisegna i bilanci

Dal 19 luglio il divieto di distruggere gli stock tocca realtà sopra i 50 milioni, con costi fino a 40 euro a capo. Dal 2030 si estenderà alle medie imprese, minacciando fino al 5% dei ricavi annuali

di Tommaso Palazzi
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La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto a Napoli (ph Imagoeconomica)
La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto a Napoli (ph Imagoeconomica)

Ormai ci siamo. Da domenica 19 luglio entra in vigore il Regolamento Ecodesign (Espr, Ue 2024/1781), che vieta alle imprese tessili (sopra i 250 dipendenti o 50 milioni di ricavi) di distruggere capi, accessori e calzature nuovi rimasti in stock. Una norma destinata a trasformare un problema finora confinato alla gestione dei magazzini in un nuovo centro di costo industriale, fatto di tracciabilità, rendicontazione e nuove strategie di recupero.

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, in Europa tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato viene distrutto prima dell’utilizzo, generando fino a 5,6 milioni di tonnellate di Co2 equivalente all’anno. Con l’Espr lo smaltimento diventa l’ultima possibilità: prima un prodotto dovrà essere valutato per la rivendita, la donazione, il ricondizionamento o il riciclo, con l’obbligo di documentare il percorso dello stock.

L’adeguamento richiede investimenti nei sistemi digitali di tracciamento degli invenduti, destinati a preparare il terreno al futuro Passaporto digitale di prodotto, con costi stimati tra 20 mila e 100 mila euro una tantum. Ma il vero impatto arriva dalla gestione fisica delle eccedenze: la logistica inversa (ritiro, selezione, controllo qualità, igienizzazione e ricondizionamento) può pesare tra il 55% e il 75% del valore commerciale del capo, con un costo operativo compreso tra 10 e 40 euro per articolo. A questo si aggiungono i costi legati alla responsabilità estesa del produttore (Epr), che per la gestione industriale del rifiuto tessile in Italia possono superare i 24 euro al chilo.

Il vero stress test per il Made in Italy arriverà nel 2030, quando il divieto sarà esteso alle medie imprese, tra 50 e 250 dipendenti. La gestione delle eccedenze potrebbe richiedere risorse comprese tra il 2% e il 5% dei ricavi annui, attraverso consorzi di riciclo, piattaforme specializzate o nuovi canali di resale. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 16/07/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 16/07/2026 19:00
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