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Orologeria svizzera, export in crescita a luglio (+9,6%) ma il semestre resta debole

Le esportazioni elvetiche di segnatempo sono salite a 2,63 miliardi di franchi lo scorso mese, sostenute dagli Stati Uniti. Nella prima metà dell’anno lo stesso valore è invece sceso dello 0,7% a 12,8 miliardi 

di Camilla Santacroce
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L'orologio Ballon bleu di Cartier (ph Cartier official website)
L'orologio Ballon bleu di Cartier (ph Cartier official website)

L’orologeria svizzera accelera a luglio, dopo un primo semestre caratterizzato da una sostanziale stabilità e da un contesto ancora incerto sul fronte geopolitico ed economico. Secondo i dati diffusi dalla Fh-Federazione dell’industria orologiera svizzera, le esportazioni di segnatempo elvetici hanno raggiunto lo scorso mese 2,63 miliardi di franchi svizzeri (pari a circa 2,82 miliardi di euro al cambio di oggi), in crescita del 9,6%. A sostenere la performance è soprattutto il mercato statunitense, dove l’export è aumentato del 26,5%, segnando il terzo mese consecutivo di crescita a doppia cifra.

Secondo gli analisti di Bernstein il risultato conferma la forza della domanda nella fascia alta, la maggiore ricchezza generata dai mercati azionari e il contesto favorevole legato ai Mondiali di calcio 2026. Il dato di luglio arriva dopo un primo semestre in cui le esportazioni verso gli Usa erano invece diminuite del 14,8%, principalmente per l’elevata base di confronto determinata dal balzo registrato nell’aprile 2025 in seguito all’annuncio dei nuovi dazi. Sul biennio, tuttavia, il mercato americano mantiene una crescita del 2,6%.

Positivo anche il quadro europeo, con le esportazioni in aumento del 12,4% sostenute dalla Germania (+11,6%) e dal Regno Unito (+9,5%). Particolarmente forte il dato della Francia, che ha segnato un +104,6% a luglio. La Federazione e gli analisti di Bernstein e Rbc capital markets hanno tuttavia invitato alla cautela. Il Paese rappresenta infatti un importante hub logistico e parte degli orologi esportati viene successivamente destinata ad altri mercati europei, distorcendo il dato sulla domanda effettiva.

Restano invece più deboli alcuni mercati orientali. A luglio il Giappone ha registrato un calo del 3,7%, mentre Hong Kong e Singapore sono cresciuti rispettivamente dello 0,5% e del 2,3%. Gli Emirati Arabi Uniti hanno perso il 3,7%, dopo quattro mesi consecutivi di miglioramento. Secondo gli analisti di Citi, il dato potrebbe riflettere le ripercussioni delle tensioni geopolitiche ancora in corso in Medio Oriente.

Guardando ai primi sei mesi dell’anno, l’export svizzero ha raggiunto 12,8 miliardi di franchi (circa 13,73 miliardi di euro), in calo dello 0,7% anno su anno. Gli orologi da polso sono diminuiti dello 0,6% a 12,2 miliardi di franchi (13,08 miliardi di euro), nonostante un aumento dei volumi del 2,3%, oltre quota 7 milioni di pezzi. A pesare è soprattutto la fascia tra 500 e 3.000 franchi (circa 537 e 1.611 euro), scesa del 5,7%. Nel semestre, invece, i modelli tra 200 e 500 franchi (circa 215 e 537 euro) hanno registrato una crescita del 23,8% in volume.

Tra i mercati, la Cina continentale ha perso il 5%, mentre Hong Kong è cresciuta del 3,3%. In calo il Giappone (-1,6%), mentre Singapore (+2,2%) e Corea del Sud (+6,5%) hanno mostrato una dinamica positiva. Brillano infine India (+31,5%) e Messico (+14,9%), indicati tra i mercati con le migliori prospettive di lungo periodo per il settore. Per l’intero 2026 la Federazione prevede una performance complessivamente stabile rispetto al 2025, pur mantenendo elevato il livello di incertezza legato soprattutto ai dazi statunitensi e alla situazione in Medio Oriente. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/08/2026 13:01
Ultimo aggiornamento: 20/08/2026 15:15
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