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La pelletteria oltre il terzismo, ora i distretti italiani rivedono le strategie

Il settore da 11,4 miliardi di ricavi soffre per il rallentamento degli ordini del lusso e punta a un modello misto fondato su investimenti in marchi propri. Toscana, Lombardia e Campania le tre regioni leader

di Andrea Guolo e Matteo Minà
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Un allestimento della scorsa edizione di Mipel (ph Mipel official website)
Un allestimento della scorsa edizione di Mipel (ph Mipel official website)

Il 2026 della pelletteria made in Italy resta un anno ancora critico. Nei principali distretti italiani si cercano soluzioni non solo per arginare la crisi, ma per ripensare il business, tra aggregazioni, riorganizzazioni industriali, riqualificazione professionale e il passaggio dal puro terzismo a un modello misto fondato su investimenti in marchi propri.

Archiviato il 2025 con arretramenti nelle principali variabili, seppur meno severi rispetto al consuntivo 2024, che non hanno risparmiato neppure le griffe e la fascia lusso, con quasi 11,4 miliardi di euro di fatturato (-4,9%), di cui 9,7 miliardi dall’export (-5,4%), nei primi tre mesi dell’anno in corso, secondo gli ultimi dati del centro studi di Confindustria accessori moda per Assopellettieri, si assiste nel comparto italiano a una diminuzione del 3,5% dei ricavi, frenati sia dal calo della domanda estera (-3,7% a 2,35 miliardi), sia dallo scarso dinamismo sul versante interno (-1,2% le vendite al dettaglio in Italia). Sempre a fine marzo, sono negativi il saldo sia nel numero di imprese attive (-74 su dicembre 2025), sia nella forza lavoro (-595 addetti). In calo il ricorso alla cassa integrazione guadagni (-40,4% le ore autorizzate da Inps nella filiera pelle), ma l’ammontare attuale di ore (6,2 milioni) è il triplo di quello evidenziato nel primo trimestre 2019 pre-Covid.

Nel distretto di Scandicci e nell’area fiorentina, cuore per la produzione di borse e accessori di lusso a livello internazionale, la crisi degli ultimi anni, ormai non più una normale fase ciclica, sta portando a rivederne il modello. Secondo i dati di Cna Firenze metropolitana, nel primo trimestre le imprese di pelletteria sono 3.483 (per il 62% artigiane), di cui 384 tra Scandicci e Lastra a Signa, con un -3,4% delle imprese registrate a fine 2025 rispetto all’anno precedente (-4,5% quelle artigiane) e -5,1% nell’area di Scandicci. Sul fronte degli addetti, a fine 2025 erano 30.703, di cui 9.507 a Scandicci-Lastra a Signa, scesi a 30.176 a marzo scorso (-1,7%).

«C’è un dato che dice tutto: il sistema moda nel suo complesso occupa oltre un terzo degli addetti manifatturieri toscani, ma pesa per poco più del 5% della ricchezza regionale, secondo il dato di Irpet a febbraio scorso», ha spiegato a MFF Simone Balducci, presidente di Cna Federmoda Firenze. «Questo significa una cosa molto chiara: qui si lavora tantissimo, si produce valore, ma a chi produce ne resta troppo poco. Questa situazione sta mostrando anche i limiti del modello industriale adottato negli ultimi anni da molti grandi marchi, basato sull’internalizzazione di alcune lavorazioni e sulla concentrazione degli ordini su un numero sempre più ristretto di fornitori. Oggi vediamo che quel modello fatica a garantire continuità produttiva. I ritardi con cui alcuni prodotti arrivano nei negozi sono un segnale evidente che il sistema non funziona come previsto. Il rischio, già evidenziato anche dalle organizzazioni sindacali e percepito da molte imprese, è che la risposta diventi lo spostamento di quote sempre maggiori di produzione e di lavorazioni accessorie fuori dalla Toscana, e in alcuni casi anche fuori dall’Italia e dall’Europa. Sarebbe un impoverimento dell’intera filiera».

Balducci ha poi avanzato delle proposte. «Chiediamo incentivazione all’aggregazione delle imprese, il rafforzamento di innovazione e competitività, un sostegno alla liquidità e alla formazione e riqualificazione professionale. Ma anche compensi più equilibrati lungo la filiera, un accompagnamento delle imprese verso produzioni in proprio, la diversificazione dei mercati e dei clienti, per non dipendere solo da pochi grandi committenti, e il riconoscimento delle imprese come un’unica grande realtà produttiva nei tavoli di crisi». L’imprenditore ha poi concluso indicando gli scenari futuri del distretto fiorentino: «Credo che saranno due i temi. Da un lato una riorganizzazione industriale con al centro aziende affidabili, anche sul piano della legalità. E dall’altro, ci auguriamo, una spinta data da nuovi soggetti nati da aggregazioni orizzontali che diano freschezza al mercato, con un prodotto artigianale di qualità a un prezzo corretto».

In Lombardia, seconda regione italiana del comparto con 492 aziende attive secondo i dati di Assopellettieri (in vetta c’è la Toscana con 2.123 aziende, al terzo posto la Campania con 366 e a seguire Veneto, Abruzzo e Marche) e con una storica specializzazione per la pelletteria pregiata nella città di Milano, operano alcune grandi realtà, partner qualificati delle grandi firme del lusso, e tanti piccoli artigiani specializzati in prodotti specifici o in fasi di produzione. L’altro distretto storicamente importante, quello di Varese, si è ridimensionato con gli anni per la contrazione della valigeria, che ha determinato in passato lo sviluppo del territorio varesino. I dati Istat indicano nel 2024, la presenza di 47 imprese legate alla pelletteria in provincia di Varese.

La situazione? «È in linea con quella nazionale, forse con qualche criticità in meno rispetto a regioni come Toscana e Campania perché la pelletteria lombarda, fatta eccezione per le grandi realtà partner dei gruppi del lusso, è composta perlopiù da aziende di piccole dimensioni», afferma Carlo Briccola, vice presidente nazionale di Assopellettieri e production manager di Bric’s, azienda comasca specializzata nella valigeria di fascia alta. Essere piccoli conviene, in questa fase altalenante, perché una riduzione degli ordinativi può essere assorbita attraverso la flessibilità endogena delle imprese artigiane, mentre chi è strutturato per gestire grandi volumi si trova in maggiore difficoltà. «Alla fine, il tema determinante è la marginalità. Se un’azienda è in grado di contenere i costi fissi, regge nei momenti più critici. E la forza degli artigiani è esattamente questa, assieme alla capacità di diversificare la propria clientela. Tra i fornitori di Bric’s ci sono realtà che non sono legate soltanto alla pelletteria, ma anche all’automotive e all’arredo», precisa Briccola.

Scendendo in Campania, un caso emblematico delle difficoltà dei terzisti del lusso, ma anche delle nuove ricette per battere la crisi, è quello della pelletteria Paolo Bianchi di Frattamaggiore (Napoli), che ha improntato un vero e proprio cambio del modello di business, dismettendo in parte l’attività di commesse industriali per le griffe, per sviluppare il marchio di pelletteria di accessibile luxury di proprietà Ada Mutti, in parallelo con il passaggio generazionale.

«Dopo aver subito una grossa perdita di lavoro nel 2025 e dopo vent’anni di attività conto terzi, ho scelto di cambiare modello e fare un percorso inverso puntando sul brand Ada Mutti, che viene gestito da mia figlia Vittoria con la sua società», ha spiegato a MFF lo stesso Paolo Bianchi. «Abbiamo mantenuto ancora alcune commesse esterne, ma da settembre presenteremo la nostra collezione di borse di target medio alto a Milano, con prezzi al pubblico tra i 300 e i 600 euro».

L’imprenditore ha poi parlato del distretto campano dove, sempre secondo i dati Assopellettieri, nei primi tre mesi 2026 si sono registrate flessioni sia delle imprese (-40 unità) sia degli addetti (-88, pari al -1,6%). «In giro un po’ di lavoro c’è, ma è cambiato il modo di produrre, nel senso che oggi è diventato particolarmente complicato industrializzare una borsa, con tanti giorni di lavoro prima di poter mettere in produzione un articolo e con commesse molto frammentate e meno continuativi. Molte aziende produttrici sono state portate a essere sovradimensionate e non hanno diversificato. In generale, ho avvertito una prospettiva diversa per i prossimi anni rispetto ai numeri del passato e per questo abbiamo deciso di scommettere di più sul nostro marchio». (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 18/08/2026 18:30
Ultimo aggiornamento: 18/08/2026 18:38
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