BusinessIl tessile verso la stabilizzazione
Dai distretti di Prato e Como arrivano segnali di incremento, più marcati per i nuovi ordini, dopo tre anni di cali. Le sfide sono l’innovazione green e l’adozione nel fashion dei risultati emersi nel segmento tecnico
Il tessile made in Italy confida in una ripresa che, secondo i big player dei principali distretti nazionali, non si potrà comunque concretizzare entro l’anno. Il settore da 18,3 miliardi di ricavi nel 2025 soffre il rallentamento del lusso e del «bello e ben fatto» in generale, parzialmente compensato dal cosiddetto «tessile tecnico», che invece sta dando buoni risultati e vede applicazioni sempre più promettenti non solo nelle classiche destinazioni moda-arredo-automotive, ma anche nell’ambito delle costruzioni, della sicurezza e nel biomedicale, per citarne solo alcune.
A Prato, distretto tessile più importante d’Europa, secondo gli ultimi dati di Confindustria Toscana nord, il confronto nell’andamento della produzione nel secondo trimestre 2026 con lo stesso periodo degli anni precedenti sembra avvalorare l’ipotesi di un avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024, al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta del 2026 a -1,8% (contro un -3,3% di stima a livello nazionale sempre nel periodo).
Entrando nello specifico dei tessuti, emerge che la media della produzione 2025 è stata dell’1,8% più elevata rispetto al 2024, anno tuttavia critico, chiusosi con un -5,8% sul precedente. Le aziende pratesi produttrici di tessuti sono 225 con 4.500 addetti diretti. Le ultime stime indicano più di 1,65 miliardi di euro di fatturato, di cui 1,15 miliardi dall’export. Nel 2025 i tessuti per abbigliamento, che rappresentano la parte più consistente dell’export pratese, hanno avuto un incremento in valore del 2,3%. Venendo invece ai filati, sono 70 le imprese produttrici del distretto della città toscana, che in media, nel 2025, hanno impegnato 1.750 addetti diretti con un fatturato di 650 milioni di euro (-7%). I dati disponibili del 2025 segnano -1,6% di produzione sull’anno precedente, a sua volta negativo. Segno meno ancora più netto per l’export (-6,2%). Nel primo trimestre 2026 si è registrata un’attenuazione della discesa (+0,1% in termini di produzione e -4,9% dell’export in valori).
«In un clima di incertezza generale il quadro è complesso, ma a macchia di leopardo. Il grande pensiero è sulla Cina e sulla reciprocità delle norme e sui controlli, sia a livello ambientale sia sociale. Poi, ci sono tensioni sui prezzi delle materie prime, soprattutto sulla lana, e per tutto questo chiediamo attenzione da parte dell’Ue», spiega a MFF Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana nord.
«La nostra è una filiera che da un lato, grazie alla grande flessibilità, garantisce altissima specializzazione che permette di essere attrattivi verso l’alto di gamma. Dall’altro, un’organizzazione così frammentata è più sottoposta ai rischi, fatica sul tema delle certificazioni e della digitalizzazione. Stiamo lavorando sul digitale mettendo a regime, nel giro di un anno, la piattaforma Didip, lanciata nei mesi scorsi, per favorire la tracciabilità della filiera e il passaporto digitale».
L’imprenditrice ha poi messo l’accento sulle sfide: «Prioritario sarà il tema dell’aggregazione. Per questo, entro dicembre prossimo, presenteremo uno studio di Prometeia per immaginare dove ci vedremo tra dieci anni, diviso nei nostri tre territori, e sarà la base per capire dove cercheremo di andare».
Altro tema è quello del Textile hub, impianto per il riciclo tessile frutto di un investimento di oltre 31 milioni di euro e realizzato da Plures, inaugurato a fine luglio scorso, dove potranno essere riciclate 33 mila tonnellate di tessuti, di cui 20 mila tonnellate all’anno di rifiuti post-consumo, coprendo l’intero bacino regionale e 13 mila tonnellate di scarti pre-consumo, circa metà della produzione del distretto. «Nel nuovo impianto sarà fatta la prima cernita dei capi, ma poi andrà capito cosa privilegiare, quali potranno essere gli output di prodotto e come dovranno essere coinvolte le aziende che lavorano nella cernita. E qui entra in gioco il centro di ricerca Next technology tecnotessile, di cui la nostra associazione ha recentemente rilevato la maggioranza», aggiunge Romagnoli.
A Como, distretto leader mondiale nell’ambito della seta con 955 aziende attive e 11.200 addetti alla fine del 2025 secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Como e Lecco, la situazione degli ordini nel primo semestre, come riporta l’osservatorio congiunturale di Confindustria Como, registra un’espansione della domanda pari al 2,3% rispetto al corrispondente periodo del 2025 e del 2,5% sul secondo semestre dello stesso anno. E le previsioni per il semestre in atto confermano un orientamento positivo, pur prospettando una crescita più contenuta (+0,6%). Rimane negativo, invece, il dato sulla produzione semestrale, con un -1,2% sul primo semestre 2025 e un -1,9% sugli ultimi sei mesi dell’anno precedente. Questo disallineamento tra la dinamica della domanda e quella della produzione suggerisce, secondo Confindustria, un contesto ancora caratterizzato da elementi di cautela nella gestione dell’attività manifatturiera. L’occupazione risulta complessivamente stabile, con l’83,3% delle imprese che ha dichiarato di aver mantenuto invariato il numero di posti di lavoro.
«Il dato occupazionale è un buon segnale, perché significa che il sistema sta complessivamente tenendo», afferma il presidente del gruppo filiera tessile di Confindustria Como, Paolo Canonico. «Per il resto, domina l’incertezza causata dalla situazione geopolitica e dalla conseguente assenza di una parte dei consumatori mondiali, dalla Russia al Far East, dei prodotti realizzati con i tessuti comaschi. Il nostro è un distretto focalizzato sui beni di lusso e dell’alta moda, che soffrono particolarmente in questo momento».
In termini strategici, le aziende del distretto comasco stanno investendo quote rilevanti di fatturato per incrementare il livello competitivo attraverso l’innovazione applicata alla sostenibilità, con il contributo dell’intelligenza artificiale negli ambiti produttivi e gestionali. E cerca di applicare, trasferendole al tessile fashion, le competenze e le soluzioni emerse nel tessile tecnico, la cui diffusione è interessante anche all’interno del cluster lariano.
Per quanto riguarda la seta, la dipendenza dalla materia prima cinese, che rappresenta mediamente un 70-80% degli acquisti del sistema serico comasco, a oggi non preoccupa in termini di potenziale shortage, qualora i cinesi dovessero sviluppare una propria industria di trasformazione di fascia alta, anche se Canonico dichiara: «In prospettiva di medio/lungo termine, andrebbe valutato un processo di reshoring in Europa. Comunque sia, fino a quando Como continuerà a rappresentare un cliente consistente in termini di volume, i cinesi continueranno a rifornirci senza interruzioni». (riproduzione riservata)
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