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Legge francese anti fast fashion, rivelate le sanzioni contro la moda di Shein e Temu

Dopo l’approvazione del ddl il 1° luglio, il Parlamento svela il progetto di decreto che fissa il valore delle multe per i prodotti di abbigliamento, e non solo, che non rispettano le norme europee. Si prevedono pene fino a 20 euro per articolo nel 2030 per le aziende della moda ultra veloce

di Giada Speri
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La sede di Shein a Singapore (ph Shein official website)
La sede di Shein a Singapore (ph Shein official website)

Fino a 20 euro per articolo. Questa la proposta per il nuovo decreto del Parlamento francese che fa spalla alla legge anti fast fashion approvata il 1° luglio. Già da giorni si parlava di sanzioni pecuniarie per i brand appartenenti a questa categoria, mentre ora si stabiliranno le condizioni per l’attivazione dei relativi importi che avverrà in base al punteggio ambientale di ciascun prodotto.

La legge anti-fast fashion è stata definita tramite due criteri cumulativi, ovvero i volumi di abbigliamento emessi sul mercato e un incentivo alla riparazione, misurato da un coefficiente che confronta il prezzo del prodotto con il costo della riparazione. Il prossimo passo è stato presentato ieri, 9 luglio, dall’ufficio del ministro per la transizione ecologica, Mathieu Lefèvre, disegnando una pena pecuniaria fino al 50% del prezzo al lordo delle imposte. 

Ciò vale per gli articoli di intimo, abbigliamento, beachwear, cappotti, giacche e molto altro venduti su piattaforme come Shein, Temu e Aliexpress. La sanzione aumenterà di anno in anno, quindi se per il 2026 verrà applicato un importo di 9 euro ad articolo, quest’ultimo salirà a oltre 17 euro nel 2030. Il gabinetto di Lefèvre ha dichiarato di aver «testato» gli effetti del decreto su Kiabi, Decathlon, Jules, Petit Bateau, E. Leclerc e Carrefour, assicurando che «il provvedimento non li avrebbe colpiti».

Il ministro è stato interrogato anche sull’esenzione prevista dal disegno di legge per le cosiddette aziende di fast fashion come Primark, Zara, Uniqlo e H&m e ha sostenuto che i marchi «responsabili delle difficoltà che affliggono il settore tessile in Francia sono in primo luogo i colossi cinesi che vendono volumi su una scala non paragonabile a quella di Zara». Il Tribunale francese ha anche emesso un’ingiunzione provvisoria che vieta al gigante asiatico, Shein, di vendere sulla sua piattaforma e-commerce articoli recanti un logo simile a quello del famoso coccodrillo Lacoste. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 10/07/2026 10:56
Ultimo aggiornamento: 10/07/2026 11:57
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