SustainabilityNasce il consorzio Twm per il riciclo del tessile
La società, spin-off dell'hub di economia circolare Safe, è al debutto a Pitti uomo Tra i primi 100 clienti ci sono Retex.green di Smi e di Re.crea di Cnmi
Offrire alle imprese tessili tricolori ed europee un supporto operativo per creare soluzioni sostenibili e di riutilizzo su misura, accelerando la transizione green. È questo l’obiettivo di Twm-Textile waste management, nuovo consorzio per il riciclo del tessile nato come spin-off di Safe, il principale hub italiano di economia circolare con un’esperienza ventennale nella gestione dei rifiuti.
«Siamo nati due anni fa ma solo ora siamo pienamente operativi. Da qui la scelta di debuttare a Pitti uomo. Affianchiamo i brand non solo nelle fasi di pre-consumo ma anche di post-consumo. Ad oggi abbiamo raggiunto un centinaio di aziende clienti, tra le prime ci sono quelle di Retex.green e di Re.crea, consorzi costituiti rispettivamente da Smi-Sistema moda Italia e da Cnmi-Camera nazionale della moda italiana. Ma lavoriamo anche con realtà europee. La maggior parte hanno un headquarter in Italia e una presenza estera, ecco perché Twm ha un respiro internazionale. Vogliamo in ogni caso mantenere una filiera elitaria», ha spiegato a MFF Giuliano Maddalena, ceo di Safe e direttore di Twm.
«In attesa del regolamento Epr per la responsabilità estesa del produttore, normativa non ancora attiva in Italia, al momento lavoriamo per le fasi di pre-consumo che non derivano da obblighi di legge e comprendono ad esempio gli scarti di produzione e l’invenduto. Stiamo creando delle vere e proprie filiere del riciclo controllate in ogni fase dal codice Ecoguard textile e siamo pronti a partire in qualsiasi momento. Sono fiducioso che verso la fine del 2024 la questione legislativa sull'avvio di Epr si sblocchi, vedo da più parti l’esigenza di una migliore gestione del waste recycling. Dalla mia percezione del settore, le aziende medio-grandi non sono ancora pronte tecnicamente, ma consapevoli in termini di volontà e sensibilità nell’intraprendere un cambiamento. Questo è positivo, soprattutto perché trascineranno anche le piccole realtà in questo percorso», aggiunge.
La moda, soprattutto nell’era del fast fashion, è oggi nella top list delle attività inquinanti con 165 sostanze chimiche pericolose utilizzate nella lavorazione e 100 milioni di tonnellate di rifiuti tessili come output delle fasi di produzione, distribuzione e consumo. (riproduzione riservata)