SustainabilityMFF Voices, Orsola De Castro rilancia sullo slow fashion
Fashion activist tra le prime a riflettere su riciclo e upcycling, la fondatrice del movimento Fashion revolution racconta le sfide che attendono il settore, con un focus su questioni ambientali e diritti dei lavoratori
Tra le protagoniste del nuovo appuntamento di MFF Voices dedicato alle interpreti femminili della moda green (vedere MFF dell'11 ottobre), la fashion activist Orsola De Castro opera nel settore della moda sostenibile da più di 20 anni, da quando nel 1997 ha fondato il brand From somewhere, tra i primi a proporre il concetto di slow fashion, con un focus sull'upcycling e sull'impiego di materiali di scarto.
Nel 2006, insieme al partner Filippo Ricci, ha avviato Estethica, vetrina, attiva fino al 2014, dedicata alla moda etica e in scena alla London fashion week per conto del Bfc-British fashion council. Estethica è stato il trampolino di lancio per designer e brand come Christopher Raeburn, Katie Jones, Bottletop, People tree e Veja. Nel 2011, è nato invece Reclaim to wear, organizzazione che sostiene designer, produttori e distributori nella creazione di capsule collection con materiali riciclati. Tra le collaborazioni avviate da Reclaim to wear ci sono quella con Livia Firth e con gli studenti della Central Saint Martins, ma anche quella chiamata «Topshop's reclaim to wear», attiva dal 2012 al 2014. In questa occasione, il fashion retailer brit ha recuperato il tessuto in eccesso dalle fabbriche in Turchia, India e Regno unito per realizzare tre capsule collection.
Nel 2013, insieme a Carry Somers, De Castro ha co-fondato Fashion revolution, iniziativa di campagna creativa volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sui diritti umani e le questioni ambientali nell'industria della moda. L'idea nasce in seguito al crollo della fabbrica di abbigliamento Rana plaza a Dhaka in Bangladesh nell'aprile 2013, costato la vita a oltre 1.100 lavoratori tessili. A un anno dalla tragedia, ben 62 Paesi hanno preso parte al primo Fashion revolution day. Da allora, la campaign ha coinvolto più di 1 milione di persone in tutto il mondo in un appello alle aziende della moda per una maggiore trasparenza del settore, sintetizzato dal claim «Who made my clothes?», presto diffuso sui social media.
Il primo libro di Orsola De Castro, Loved clothes last, edito da Penguin book a inizio 2021, parla dell’importanza di far durare il proprio guardaroba, curando i capi che lo compongono e riparandoli se necessario. Oggi De Castro continua a occuparsi di mentoring di designer emergenti, operando attraverso canali istituzionali come il British fashion council e come visiting professor presso la Central Saint Martins, ma anche tramite il Fashion open studio. Tra i suoi ex allievi si contano talenti emergenti della moda come Bethany Williams, Angus Tsui e Kevin Germanier. (riproduzione riservata)