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Lusso, titoli europei ancora ai minimi in tre mesi. Lvmh scende ai livelli del 2020

Lo Stoxx Europe luxury 10 perde quasi il 2% nella seduta di giovedì, mostrando un calo del 19% da inizio anno a causa della crescente cautela degli investitori sulla ripresa del settore. Hermès, Kering e i big italiani sotto pressione

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La sede della Borsa di Parigi (ph Federica Camurati)
La sede della Borsa di Parigi (ph Federica Camurati)

La frenata del lusso europeo torna a farsi sentire sui listini. Dopo il recupero messo a segno nel secondo trimestre, gli investitori sembrano nuovamente interrogarsi sulla capacità del comparto di mantenere il passo nella seconda metà dell’anno. E così, giovedì lo Stoxx Europe luxury 10 registra la quarta seduta consecutiva in rosso, cedendo quasi il 2% e toccando il minimo degli ultimi tre mesi, l’industria del lusso accentua le perdite e riporta sotto pressione alcuni dei principali titoli del settore. Da inizio anno l’indice ha lasciato sul terreno 19 punti percentuali, in un movimento che nelle ultime settimane ha assunto i contorni di una nuova fase di de-rating.

A metà seduta alla borsa di Parigi Lvmh cede il 2,5% e scivola sui livelli più bassi dal 2020. Ancora più pesante la seduta per Hermès, in calo di oltre il 3%, mentre Kering perde il 2,3%. In Italia Salvatore Ferragamo cede il 3,3% e Brunello Cucinelli il 2,6%. In controtendenza Burberry, che a Londra guadagna lo 0,5%. A Zurigo Richemont arretra invece del 2,5%. Gli analisti di Equita hanno tuttavia sottolineato come il newsflow sia rimasto nel complesso rassicurante, con una lieve accelerazione sequenziale della crescita organica nel secondo trimestre rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Un miglioramento che, precisano gli esperti dell’istituto, è stato tuttavia interamente spiegato da una base di confronto più favorevole.

Proprio la visibilità sui prossimi mesi rappresenta il principale elemento di cautela. Secondo Equita, ai prezzi attuali il profilo rischio/rendimento del comparto appare più interessante. Il settore tratta infatti intorno a 21 volte gli utili attesi a dodici mesi, contro una media storica di 23,8 volte. Resta però limitata la visibilità sulla possibilità di confermare dinamiche di crescita analoghe nel secondo semestre, alla luce di una base di confronto più impegnativa e di un contesto macroeconomico e geopolitico ancora complesso. Il mercato si trova quindi davanti a un comparto che, dopo aver beneficiato di segnali di stabilizzazione, deve ora dimostrare di poter trasformare il miglioramento del secondo trimestre in una tendenza più strutturale. Nel frattempo, la prudenza degli investitori torna a riflettersi sulle quotazioni dei grandi gruppi europei. (riproduzione riservata)
 

Orario di pubblicazione: 03/09/2026 17:48
Ultimo aggiornamento: 03/09/2026 17:48
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