BusinessLululemon taglia le stime per il 2026 dopo il calo del 4% dei ricavi, crolla il titolo
Il gruppo canadese dell’activewear chiude il secondo trimestre con vendite in flessione a 2,41 miliardi di dollari. Sui risultati pesa la debolezza delle Americhe (-12%). Bruciato fino al 20% del valore delle azioni in pre-market
Lululemon rallenta e taglia la guidance. E il titolo crolla al Nasdaq nel pre-market di venerdì, cedendo fino a 20 punti percentuali. Nel secondo trimestre l’azienda canadese di activewear ha riportato un calo del 4% delle vendite, scese a 2,41 miliardi di dollari (pari a 2,07 miliardi al cambio di oggi). A pesare è stata soprattutto la debolezza delle Americhe (-12%), mentre la crescita internazionale si conferma positiva, seppure con un ritmo più contenuto.
Nonostante la pressione sui ricavi, il gross profit è sceso solo dell’1%, a 1,5 miliardi di dollari (1,3 miliardi di euro), mentre il margine lordo è salito di 200 punti base al 60,5%. Un miglioramento che, tuttavia, è fortemente legato ai rimborsi relativi ai dazi. Nel trimestre Lululemon ha infatti ricevuto 134,5 milioni di dollari (115,8 milioni di euro) di rimborsi tariffari, ai quali si sono aggiunti 4,1 milioni di interessi (3,5 milioni di euro). Anche il reddito operativo è sceso del 13%, come il margine operativo che si è contratto di 190 punti base al 18,8%. L’utile per azione diluito è passato da 3,10 a 2,92 dollari (da 2,67 a 2,51 euro).
Il gruppo ha inoltre proseguito con il programma di riacquisto di azioni completando un buy-back di 2,7 milioni di azioni per un valore di 330 milioni di dollari (284,1 milioni di euro). Sul fronte patrimoniale, Lululemon ha chiuso il secondo trimestre con 1,4 miliardi (1,21 miliardi di euro) di liquidità a 593,7 milioni (511,3 milioni di euro) di capacità ancora disponibile sulla linea di credito revolving impegnata.
A livello geografico, le Americhe hanno toccato una flessione del 12%, il business internazionale ha invece registrato una contrazione del 3%. Nello specifico gli Stati Uniti hanno segnato un calo dell’8% dei ricavi, mentre il Canada ha accusato un -11%. La Cina ha invece visto una crescita del 4% mentre il resto del mondo è cresciuto del 5%. La rete retail si è ampliata con nove negozi diretti, portando il totale a 825 punti vendita dagli iniziali 816. Le scorte sono diminuite dell’1% a 1,7 miliardi (1,46 miliardi di euro) e, considerando le unità, il calo è stato più marcato (-7%), un elemento che suggerisce un maggiore controllo dell’inventario in una fase di rallentamento della domanda.
I risultati poco brillanti hanno spinto il management a rivedere le prospettive per l’esercizio 2026. Per il terzo trimestre, Lululemon si aspetta ricavi compresi tra 2,29 e 2,32 miliardi (tra 1,97 e 2 miliardi di euro), in calo del 10-11% su base annua. L’utile per azione diluito è atteso tra 0,93 e 0,98 dollari (tra 0,80 e 0,84 euro). L’intero esercizio raggiunge una stima dei ricavi tra 10,3 e 10,5 miliardi (tra 8,87 e 9,04 miliardi di euro), corrispondenti a una contrazione del 5-7%. Un taglio che ha affossato il titolo nel pre-market di venerdì.
Meghan Frank, interim co-ceo e cfo della società, ha sottolineato l’intenzione del gruppo di adottare un approccio prudente sulla revisione delle stime, puntando contemporaneamente sul rafforzamento dell’offerta prodotto, sull’incremento degli investimenti di marketing e su una gestione disciplinata dei costi. Il trimestre arriva, però, alla vigilia di un passaggio importante per Lululemon, che è in attesa dell’arrivo di Heidi O’Neill la prossima settimana come nuova ceo. (riproduzione riservata)
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