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Armani, i cinque dati chiave del bilancio che disegnano il futuro della griffe

Il primo consolidato non firmato dal founder unisce luci e ombre. Le vendite scendono a 2,2 miliardi (-4,6%), ma migliora la reddività. I ricavi indotti superano i 4 miliardi ma l’utile di 35 milioni potrebbe far slittare la cessione

di Andrea Giacobino
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La campagna fall-winter 2026/27 di Giorgio Armani (courtesy Giorgio Armani)
La campagna fall-winter 2026/27 di Giorgio Armani (courtesy Giorgio Armani)

Lo slittamento della cessione del 15% della Giorgio Armani a un nuovo socio oltre marzo del 2027, tempistica che era stata fissata nel testamento dello stilista scomparso un anno fa, giunge quasi in coincidenza con la chiusura del bilancio consolidato del 2025 della maison, il primo non firmato dallo stesso Armani ma dall’amministratore delegato Giuseppe Marsocci, che evidenzia luci e ombre. Le ombre riguardano i ricavi netti consolidati del gruppo che sono stati di 2,19 miliardi di euro, in flessione del 4,6% sull’anno precedente a cambi correnti e di circa il 2,8% a cambi costanti.

La relazione sulla gestione del bilancio spiega come i complicati quadri geopolitici del 2025 abbiano «alimentato l’incertezza dello scenario globale, influendo sui mercati di largo consumo e ciò si è inserito nel contesto di un mercato del lusso in significativo rallentamento con una crisi che molti osservatori giudicano strutturale e non solo ciclica». Scomponendo i ricavi 1,19 miliardi sono arrivati dal canale retail (-1,5% sul 2024 a cambi costanti), 753,7 milioni dal canale wholesale (-9,3%) e 224,3 milioni dalle royalties (-4,7%).

Armani, i cinque dati chiave del bilancio che disegnano il futuro della griffe

Ciò detto, però, il Gruppo Armani è stato capace, pur a fronte di vendite in calo, di aumentare in modo significativo la redditività grazie ad a una azione di contenimento dei costi operativi. Così il risultato operativo lordo consolidato (ebitda) pre-Ifrs16 ed ante ammortamenti è cresciuto del 3,2% passando dai 148 milioni del 2024 a 152,7 milioni ed è migliorato anche l’ebit pre-Ifrs16 salito anno su anno da 51,3 milioni a 52,6 milioni. Le forti oscillazioni valutarie, effetto dello scenario geopolitico, hanno però influito sulle righe successive del bilancio viste le svalutazioni verso euro di dollaro Usa, yen e renminbi. Così il risultato netto della gestione finanziaria pre-Ifrs16 della griffe è stato negativo per 17 milioni mentre l’anno prima era stato positivo per 44 milioni. Tale importo consisteva in utili su cambi non realizzati derivanti da differenze di conversione contabile rilevate in chiusura di esercizio che si sono poi manifestate in perdite realizzate lo scorso anno a causa delle citate forti svalutazioni delle valute di conto delle principali filiale estere del gruppo.

Non stupisce, quindi, che l’ultima riga del bilancio consolidato abbia segnato un utile di 35 milioni in netto calo dai 95,2 milioni del precedente esercizio. E proprio la diversificazione con società estere costituisce al forza del gruppo, ma anche un potenziale debolezza futura se persisteranno le tensioni valutarie. Comunque la forza patrimoniale del gruppo è evidente, con 528,8 milioni di liquidità e un patrimonio netto che sfiora i 2 miliardi e un quoziente di indebitamento (passività/patrimonio netto) sceso a 0,43 dallo 0,48 di un anno prima. Nel 2025 gli investimenti finalizzati al rafforzamento della rete distributiva, principalmente per l’apertura di nuovi punti vendita e il rinnovo di quelli già esistenti, sono ammontati a 55,7 milioni, il 36% dei quali realizzati in Europa. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 03/09/2026 19:00
Ultimo aggiornamento: 03/09/2026 19:00
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