SustainabilityLivia Firth ritorna in Parlamento europeo criticando il fast fashion
La fondatrice di Eco-age e l’eurodeputata Alessandra Moretti hanno riunito a Bruxelles i leader di ong e imprese per discutere dell’impatto sull’ambiente della moda. «Le leggi sulla transizione green devono essere approvate il prima possibile», spiega a MFF
«La moda produce l’8% delle emissioni globali, più di quelle del trasporto marittimo e aereo messe insieme e si prevede che cresceranno in modo esponenziale. Sono cifre che vengono combinate con una quantità allarmante di rifiuti tessili scaricati nel sud del mondo, come i 23 milioni di capi second-hand che arrivano in Ghana ogni settimana. Ciò significa solo una cosa, che la moda corre in direzione opposta a quella dell’accordo di Parigi». Livia Firth ha aperto con queste parole l’evento Fashionscapes of transformation al Parlamento europeo di Bruxelles, che ha riunito, in vista del Cop28 di Dubai, i maggiori leader delle ong e delle imprese per far luce sul futuro sostenibile dell’industria e sull’urgenza della regolamentazione del comparto.
Il panel, ospitato dall’eurodeputata Alessandra Moretti, ha riunito tra gli altri il commissario Virginijus Sinkevicius, Paola Migliorini della Dg environment, Laurence Tubiana, ceo della Ecf- European climate foundation, Natalie Swan, head of human rights in supply chain al Business and human rights resource centre, l’esperto di moda etica Matteo Ward e Candiani denim. «I maggiori problemi che dobbiamo affrontare oggi sono l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e la giusta transizione. La buona notizia è che l’Unione europea sta introducendo normative pionieristiche in materia di sostenibilità, vedo lo sforzo per raccogliere le iniziative sotto un unico ombrello. Ma il rumore del greenwashing si è alzato e il fast fashion sta dilagando, dobbiamo assicurarci che ciò smetta. Le leggi devono essere approvate il prima possibile, non abbiamo più tempo», ha poi aggiunto a MFF la founder e creative director di Eco-age, agenzia di consulenza strategica per soluzioni di sostenibilità integrata. «Questo è il secondo evento che portiamo in Parlamento, era importante fare qualcosa prima del Cop28. Ne faremo altri nel 2024. Da oggi fino a marzo ci saranno leggi che verranno approvate, come il Regolamento ecodesign, alcune saranno immediate. Per questo motivo abbiamo lanciato la nuova divisione di Eco-age di policy advocacy, perché molti brand tuttora non sanno minimamente a cosa vanno incontro in termini di cambiamenti green».
Il dibattito ha fatto luce su temi come la direttiva quadro sui rifiuti, la necessità di porre fine allo sfruttamento sociale e il piano di eliminazione graduale dei combustibili fossili. «Abbiamo parlato di waste e fast fashion, che deve diventare past fashion e dell’overconsumption. Soltanto in Europa all’anno vengono buttati 11 kg di tessuto a persona. Mentre quasi il 70% delle fibre del tessile globale vengono dal sintetico, che è un sinonimo di petrolio», ha proseguito Firth, evidenziando poi gli interventi di Natalie Swan sull’esigenza di decrescita di produzione senza impatto sui lavoratori e di Laurence Tubiana, secondo la quale l’ineguaglianza è l’arma contro la sostenibilità. «C’è un’industria della moda che dipende dal petrolio. Se continueremo a indossarlo non potrà mai esserci la transizione sostenibile sociale e ambientale», ha concluso. (riproduzione riservata)