SustainabilityLivia Firth: «I governi per la filiera eco»
«La Ue deve aiutare i brand nella transizione di tutta la supply chain», spiega a MFF la founder di Eco-age, che sarà tra gli speaker al Cop28 di Dubai il prossimo 9 dicembre. «Servono norme subito. Non c’è più tempo»
«I brand devono prendersi la responsabilità di tutta la filiera. E la produzione sostenibile deve essere aiutata dai governi«. La vision di Livia Firth per il futuro del comparto moda vira sull’importanza di un supporto alle aziende in Europa nella transizione ecologica. «La normativa Epr sulla responsabilità estesa del produttore è una delle leggi che stanno votando all’Europarlamento e cambierà tanto il sistema del settore. I marchi dovranno pensare ai volumi che producono», spiega a MFF la founder e creative director di Eco-age, agenzia di consulenza strategica per soluzioni di sostenibilità integrata.
«Chi vince sarà soltanto chi comincerà a fare le cose in maniera sostenibile, con filiere che puoi garantire, con partner alla pari, producendo meno e raccontando in maniera forte a un cliente che ti premia e ti compra». Aggiungendo: «Come Eco-age la consulenza ai brand è importante, ma è necessario farlo a livello a livello europeo e legislativo». La founder ha poi evidenziato il claim «We wear oil» che guiderà il nuovo adv social parte della Fossil fuel fashion campaign, creata appositamente in concomitanza al Cop28 con l’attivista climatica Sophia Kianni e altri young leader per sensibilizzare i giovani al rewear. Alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima Firth presenzierà anche con un evento insieme a Fashion revolution, movimento globale fondato da Orsola de Castro e schedulato per il 9 dicembre.
«Il focus sarà sulla sostenibilità sociale e ambientale, che non si possono mai separare quando si parla di moda e green. Mai come oggi abbiamo chiaro dove stiamo andando e la direzione non è positiva. Il tutto sta peggiorando in maniera esponenziale, basti vedere le conseguenze del cambiamento climatico con le alluvioni in tutto il globo. Ciò che sarà determinante al Cop28 sarà la ratifica del Fondo internazionale Loss and damage, per la prima volta accordato al Cop27, che in sostanza permetterà ai Paesi che inquinano di più di risarcire quelli che lo fanno di meno (inizialmente sarà amministrato dalla Banca mondiale, ndr)”. Analizzando i Paesi in Europa, per Livia Firth l’Italia non gode di una posizione migliore.
«Anche se ci sono aziende che hanno più capitale da investire in ricerca e sviluppo, in pochissimi fanno il reshoring e il governo di adesso non aiuta. In Francia ad esempio hanno istituito il bonus riparazione, che incentiva i consumatori a riparare i vestiti. È una cosa piccola ma molto importante per l’educazione e la limitazione dei consumi. La moda è lo strumento ideale per analizzare ciò che accade nella società di oggi». Infine, quanto ai progetti futuri: «Siamo molto presi con la nuova divisione di policy e advocacy in Eco-age e posso dire che siamo cresciuti tanto aumentando le alleanze con partner molto forti e con le Ong. Stiamo lavorando ai Green carpet fashion awards che avremo il prossimo anno a Los Angeles, unendo il potere della moda a quello dell’industria dello spettacolo, nel segno della sostenibilità», ha concluso l’imprenditrice. (riproduzione riservata)