SustainabilityLa Spagna inizia la scalata all’indice green europeo. L’analisi di Standard ethics
Entra per la prima volta nella top 20 di Standard ethics il gruppo catalano Puig e arriva l’upgrade per Inditex. I progressi Esg delle società della moda con maggiore market cap sono giudicati dall’agenzia di rating. Prevista una possibile rivalutazione per Richemont

È il momento della Spagna. C’è una new entry nello Se European fashion & luxury index. Puig brands ha preso il posto del gruppo Tod’s, uscito per ragioni tecniche dopo il delisting, nell’indice di Standard ethics che monitora il livello di sostenibilità delle sole quotate, in cui è entrato con un rating E+. È arrivato poi l’upgrade per il fast fashion di Inditex, salito da E- a E, mentre Ermenegildo Zegna e il retailer brit Next si sono visti confermare rispettivamente la valutazione E ed EE-. Sono queste le principali novità rilevate dall’agenzia di rating indipendente sulla sostenibilità, che misura costantemente l’impegno crescente sul fronte dei criteri Esg delle principali società del settore moda e lusso. La classifica è stata pubblicata nel volume The luxury arena.
L’indice, lanciato nel 2023 e sottoposto a revisione due volte l’anno, monitora i diversi step e progressi compiuti dalle 20 società europee dell’industria con maggiore market cap. Per la stesura dell’analisi gli esperti hanno preso in considerazione una capitalizzazione vicina o superiore a 1 miliardo di euro, al fine di garantire un’adeguata liquidità dell’indice, oltre a fattori quali il flottante. I pesi delle costituenti derivano dal Corporate Standard ethics rating, sollecitato o non sollecitato, assegnato a ciascuna società. Gli indicatori che permettono di analizzare l’attività di un’impresa sotto il profilo etico e ambientale sono la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, l’impiego di energie rinnovabili e l’attenzione alle riserve idriche, oltre al rispetto dei diritti umani, al welfare aziendale e alla diversità all’interno dei cda.

«La richiesta di sostenibilità è ormai una costante del mercato, a cui si aggiunge una congiuntura complessa derivata dalla stagione dei dazi, la quale probabilmente colpirà più severamente il segmento a bassa qualità», ha spiegato a MFF Jacopo Schettini Gherardini, a capo del team di analisti di Standard ethics che ha eseguito la ricerca. «Indirizzare con maggiore accuratezza le politiche di sostenibilità appare più che mai necessario in questo momento, anche per contenere i costi. Il settore, rispetto ad altri, come quello bancario, finanziario o delle utility, sembra meno attrezzato e meno consapevole di come si possa sfruttare l'interlocuzione con agenzie di rating indipendenti per valutare posizionamento e strategie».
Saldamente in vetta all’indice, il gigante sportswear Adidas e la maison Burberry si confermano le uniche aziende con un rating EE (strong). Con una valutazione EE- (adequate), seguono Brunello Cucinelli, Richemont, H&M, Hugo Boss, Moncler, Prada e Puma. Gli esperti dell’agenzia hanno recentemente confermato il rating EE- anche al retailer Next. «Secondo la nostra metodologia, identifichiamo tra i maggiori punti di allineamento le policy che coprono la sfera sociale, gli obiettivi ambientali e un code of practice principle standards dotato di riferimenti internazionali in materia di sostenibilità», hanno motivato gli analisti di Standard ethics. «Si apprezza infine il monitoraggio del tema gender pay gap e si monitora il mantenimento di un alto livello di attenzione in merito».
Hanno invece ancora un rating E+ (low) le società Capri holdings, Hermès international, Jd sports fashion, Lvmh, Salvatore Ferragamo e Swatch group. Assegnato un rating E+ anche a Puig brands, che entra inoltre nello Se Spanish index. Il gruppo catalano, quotatosi alla borsa spagnola a maggio dello scorso anno, secondo Standard ethics «offre una rendicontazione extra-finanziaria adeguata, adotta un buon numero di policy Esg e cita riferimenti internazionali (Onu, Ocse e Ue) in parte della documentazione pubblica».

Nella sfera sociale, che include temi come il welfare aziendale e la diversità e inclusione, «appare possibile migliorare la reperibilità di alcune policy che sono alla base degli obiettivi volontari già fissati dalla società. Tenuto conto della presenza di un forte azionista di controllo, qualsiasi implementazione nella composizione quali-quantitativa del cda volta a garantire ulteriore protezione verso gli interessi degli azionisti di minoranza è benvenuta. Si auspica infine il raggiungimento della parità di genere nel board», concludono gli analisti.
Chiudono l’indice con un rating E (very low) Ermenegildo Zegna, Kering e, grazie a un recente upgrade rispetto al precedente E- (unsatisfactory), anche Inditex, casa madre di Zara. «Negli ultimi 12/16 mesi, abbiamo registrato la pubblicazione di nuove policy Esg, adeguatamente corredate di riferimenti internazionali, a copertura di alcuni tra i più importanti temi proposti da Onu, Ocse e Ue in materia di sostenibilità», riferiscono gli analisti di Standard ethics su Zegna, confermando il rating. «La rendicontazione extra-finanziaria è standard, il sistema di gestione dei rischi Esg è appropriato e gli obiettivi socio-ambientali sono precisi».
Sull’upgrade di Inditex, hanno commentato: «Alcuni temi hanno trovato negli ultimi anni adeguata attenzione, tra questi il sistema di corporate governance. La composizione del cda appare più equilibrata tra i generi con una percentuale crescente di amministratori indipendenti rafforzata dall’introduzione di un lead independent director». Evidenziati passaggi essenziali in presenza di un forte azionista di controllo per meglio garantire gli interessi degli azionisti di minoranza e del mercato. «Sul piano della governance, la società ha implementato i riferimenti internazionali di Onu, Ocse e Ue negli strumenti di governo e nelle policy Esg. La rendicontazione extra-finanziaria si mantiene in linea con le buone pratiche del settore», hanno concluso gli esperti. Che anticipano per il 26 novembre una possibile action per Richemont. (riproduzione riservata)
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