SustainabilityLa digitalizzazione essenziale per la transizione green
Nicolas Bargi di Save the duck e Michele Casucci di Certilogo hanno discusso al MFGS l’importanza della tecnologia per tracciare la supply chain
Il passaporto digitale come strumento essenziale per la transizione verso una moda circolare, una tra le principali sfide a cui il settore deve ora far fronte. Questo il focus del panel che, in occasione della seconda giornata del MFGS-Milano fashion global summit 2024, ha coinvolto Nicolas Bargi e Michele Casucci, rispettivamente founder di Save the duck e Certilogo, in una discussione circa l’importanza della tecnologia in un momento cruciale come quello che sta vivendo il settore del fashion. A partire dal 2030 infatti, in linea con quanto deciso dal Parlamento europeo con l’approvazione del pacchetto normativo sull’Ecodesign, tutti i prodotti tessili dovranno essere dotati di un Ddp-digital product passport, che consentirà di verificare l’autenticità, tracciare la filiera e attivare dei servizi legati alla circolarità dei capi.
«La nostra idea di avere un prodotto che fosse un generatore di informazioni diventa ora un’esigenza. Si stima infatti che entro il 2030 circa 30 miliardi di prodotti del fashion saranno dotati di connettività», spiega Casucci, numero uno dell’azienda che già dal 2006 lavora per la digitalizzazione dei prodotti. Ma se inizialmente l’idea di associare un codice univoco agli articoli era legato principalmente alla necessità di contrastare il fenomeno della contraffazione, ora il ddp diventa essenziale per molteplici motivazioni. Dal tracciamento della filiera, alla circolarità dei prodotti fino alla fidelizzazione del target.
«Ci siamo affidati a Certilogo», spiega Bargi, «inizialmente per paura che i nostri clienti acquistassero capi fake inconsapevolmente, ma con loro abbiamo avuto accesso a una serie di statistiche e dati funzionali per il controllo della distribuzione». L’item digitalizzato, quindi dotato di una connettività, diventa un generatore di relazione con il consumatore, consentendo al marchio di acquisire importanti dati relativi al target e al contempo raccontare il suo universo valoriale, al quale il cliente può accedere tramite la semplice scansione di un Qr code.
«Grazie al passaporto digitale abbiamo sintetizzato in un solo codice i numerosi cartellini che utilizzavamo per raccontare la nostra visione in qualità di azienda etica», specifica il founder del marchio milanese cruelty free, evidenziando come questo abbia anche un impatto positivo sulla riduzione dell’utilizzo della carta. «Negli ultimi 12 mesi», spiega Casucci, «abbiamo raggiunto le 13 milioni di scansioni, un numero che varia in base alla tipologia di prodotto, alla distribuzione e a quanto questo sia soggetto a contraffazione, e poi anche relativamente alla comunicazione del marchio in merito all’esistenza del ddp». Digitalizzazione quindi, come tecnologia fondativa dell’evoluzione green settore. (riproduzione riservata)