SustainabilityLa bellezza verso la transizione green
Tracciabilità, processi ecocompatibili di produzione e innovazione nella progettazione guidano l’evoluzione del settore. «Il 40% dell’impatto ambientale deriva dalla fase di utilizzo», spiega Quantis a MFF. Ma il cambiamento passa anche per gli ingredienti, grazie alla biotecnologia e all’impiego di flussi di rifiuti, sottolinea Ecovia
L’industria cosmetica sta compiendo passi significativi verso la sostenibilità, passando da impegni ad azioni concrete e misurabili. Tracciabilità e trasparenza, modelli commerciali circolari, innovazione nella progettazione ecocompatibile e processi di produzione sostenibili sono alcuni dei principali approcci strategici che stanno emergendo per guidare l’evoluzione ecologica del settore.
A questi si aggiungono iniziative di collaborazione a livello industriale, come le sinergie con i fornitori per decarbonizzare la supply chain, e precompetitive con la partecipazione a programmi collettivi come l’Eco beauty score consortium e la Sustainable packaging initiative for cosmetics. Anche Cosmoprof worldwide Bologna sta lavorando sempre più in direzione di una maggiore e reale sostenibilità. A partire da questa edizione, la fiera comincerà infatti un percorso per posizionarsi come punto di riferimento per i temi legati alla sostenibilità nell’industria cosmetica, sia con progetti e contenuti dedicati, sia con una politica e una strategia di riduzione di impatto ambientale.
Ma a che punto è la transizione green dell’industria della bellezza? «Le aziende stanno adottando un approccio più olistico, integrando la sostenibilità nell’intero ciclo di vita del prodotto, dall’approvvigionamento alla formulazione, fino a distribuzione e smaltimento», spiega a MFF Emmanuel Hembert, global head of cosmetics & pharma di Quantis, società di consulenza per la trasformazione sostenibile del business parte di Bcg-Boston consulting group. «Anche l’educazione dei consumatori e una maggiore trasparenza sono elementi fondamentali, poiché, secondo il nostro rapporto Make up the future, il 40% dell’impatto ambientale del comparto deriva dalla fase di utilizzo, principalmente a causa del consumo di acqua ed energia. Anche l’ecodesign sta guadagnando terreno, garantendo che la sostenibilità sia considerata in ogni fase dello sviluppo del prodotto».
Guardando all’Italia, i dati più aggiornati sulla maturità della sostenibilità ambientale e sociale del settore vengono dal rapporto 2024 di Cosmetica Italia. «È incoraggiante vedere l’associazione italiana delle imprese cosmetiche come membro del consorzio Eco beauty score assieme ad altri 70 stakeholder globali», sottolinea Hembert. L’iniziativa sta lavorando per ottenere un sistema standardizzato di punteggio di impatto ambientale per i prodotti cosmetici, creando maggiore trasparenza e fornendo ai consumatori le conoscenze necessarie per fare scelte di acquisto più sostenibili. Ad oggi, i principali fattori che determinano il peso del settore sull’equilibrio ambientale sono la già citata fase di utilizzo e gli imballaggi, al centro di una vera e propria trasformazione normativa con misure come il regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
A questo si sono aggiunte le politiche comunitarie di responsabilità estesa del produttore, che «stanno spostando l’incombenza dei rifiuti di imballaggio dai consumatori alle imprese, chiedendo a queste ultime di coprire i costi», spiega l’esperto di Quantis, non senza mettere in luce l’esistenza di contraddizioni a monte. «Se da un lato queste misure incoraggiano soluzioni circolari, dall’altro l’efficacia del recupero degli imballaggi dipende dall’infrastruttura dei rifiuti del mondo reale, che rimane incoerente nelle varie regioni». Intanto, anche la selezione degli ingredienti si sta evolvendo, con i marchi che valutano attentamente i nuovi materiali per evitare compromessi negativi non voluti.
«Una delle ultime frontiere dell’innovazione sostenibile è la biotecnologia, dove gli ingredienti cosmetici vengono prodotti usando tecnologie come la fermentazione di precisione e le cellule staminali», spiega a MFF Iveta Kovacova, research director di Ecovia intelligence, società di consulenza specializzata in sviluppo sostenibile. «Queste tecniche consentono alle aziende di produrre ingredienti naturali senza terreni agricoli. Anche l’innovazione in termini di materie prime sostenibili, come le alghe, e l’utilizzo di flussi di rifiuti per produrre ingredienti cosmetici stanno guadagnando terreno. Mentre l’applicazione dell’Ai si sta facendo strada, ma è ancora in fase nascente». (riproduzione riservata)