SustainabilityL’Europa impone delle tasse alle aziende cosmetiche per la riduzione delle microplastiche
Le imprese del settore dovranno farsi carico dell’80% dei costi aggiuntivi necessari allo smaltimento degli inquinanti, mentre il 20% dovrà essere pagato dai governi degli Stati membri. Le nuove disposizioni, non ancora formalizzate, si aggiungono alla direttiva Ue entrata in vigore a ottobre, che vieta anche i glitter
«Chi inquina paga». Questo è il principio alla base del nuovo pacchetto di norme che l’Unione europea prevede di introdurre per lo smaltimento delle microplastiche. Secondo le nuove disposizioni, che non sono ancora state formalizzate, le aziende cosmetiche e farmaceutiche dovranno pagare l’80% dei costi aggiuntivi necessari allo smaltimento degli inquinanti, che si disperdono nelle acque reflue urbane. Il restante 20% sarà a carico dei governi degli Stati membri, che entro il 2025 dovranno rimuovere la materia organica dalle acque urbane prima di scaricarla nell'ambiente nelle città con più di mille abitanti. Mentre entro il 2045, dovranno rimuovere l’azoto e il fosforo dagli impianti idrici che coprono più di 10 mila persone.
Una nuova norma che mira quindi a proteggere i cittadini dall’impatto negativo delle due industrie sull’acqua, e che si aggiunge alla direttiva della Commissione europea entrata in vigore lo scorso 15 ottobre. La stretta sulle microplastiche, ossia le particelle di polimeri sintetici inferiori a cinque millimetri che resistono alla degradazione, mira a contrastare la dispersione nell’ambiente di almeno il 30% entro il 2050. Un passo importante considerando che, secondo l’Echa-l’agenzia europea per le sostanze chimiche, ogni anno vengono rilasciate nell’ambiente circa 42 mila tonnellate di microplastiche aggiunte intenzionalmente ai prodotti.
Tra i primi a essere vietati, anche i glitter. Una decisione che oltre a destare preoccupazione nei make-up artist costretti a ricercare varianti biodegradabili, ha causato un boom delle vendite in Germania. Il glitter infatti fino a esaurimento scorte, «può essere venduto per cosmetici per il trucco, le labbra e le unghie» fino al 16 ottobre 2035, ma «per continuare a essere venduti, i prodotti per il trucco, le labbra e le unghie devono recare un’etichetta che indichi che contengono microplastiche», si legge nella nota della Commissione. (riproduzione riservata)