SustainabilityIl gruppo Kering torna a investire sui talenti green. Scelti 10 designer
Compie un anno la partnership tra il Material innovation lab della holding di Pinault e la piattaforma S|style. Tra i brand chiamati a interpretare soluzioni tessili circolari innovative Florania, Domenico Orefice e Permu. Novità dell’edizione, l’adv che coinvolge volti noti tra fashion e design come Phil America, Edward Buchanan e David Blank

S|Style-Sustainable style taglia il traguardo dell’ottava edizione e celebra un anno della partnership con Kering mil, accelerando nel menswear sostenibile. Nella cornice dell’edizione 106 di Pitti uomo, il progetto di ricerca della fondazione Pitti discovery tornerà infatti in scena domani, mercoledì 12 giugno, con una presentazione-performance di dieci giovani brand responsabili nella Sala delle nazioni, in Fortezza da basso.
Nato nel 2020 come incubatore di talenti, per far scoprire e raccontare un modo sostenibile di concepire collezioni e stagionalità, S|Style si è guadagnato l’attenzione degli addetti ai lavori e dei compratori internazionali. Un appuntamento oggi amplificato da una campagna di comunicazione, scattata da Alessandro Simonetti, che vede coinvolte personalità del mondo della moda, dell’arte e del design nel ruolo di ambassador. Si va da Edward Buchanan a Phil America, Jules Kim, David Blank, Nicolau Dos Santos e Jon Broxl.
«Otto anni fa abbiamo acceso l’attenzione su un fenomeno che faticava a emergere, cioè l’abbigliamento maschile responsabile», spiega a MFF Giorgia Cantarini, giornalista, stylist e curatrice di S|Style, che si occupa dello scouting dei designer. «La mission, da allora, è stata mettere in luce quei brand più piccoli che lavorano con un’attenzione all’ambiente, dimostrando che green può anche essere cool».

Una sfida che ha preso forma ospitando nomi del calibro di Y/project, il brand di Glenn Martens che da qui ha lanciato la collezione Evergreen, Phipps, Federico Cina (oggi tra le conferme della Milano fashion week con la prossima sfilata prevista a settembre, nel quadro di un rafforzamento del business femminile, come ha anticipato a MFF il brand), Uniforme e Vitelli, che a Pitti 106 farà il bis della co-lab con il cashmere di Consinee (vedere MFF del 12 gennaio 2024). E ancora S.S.Daley, che a Pitti uomo 99 ha svelato la prima collezione per poi tornare lo scorso gennaio nei panni di guest (vedere MFF del 9 gennaio 2024).
Decisivo è stato l’ingresso nel progetto, nel giugno 2023, del Material innovation lab di Kering. Nato nel 2013, il centro di ricerca interno al gruppo francese di François-Henri Pinault da oltre dieci anni è impegnato nella riduzione dell’impatto ambientale attraverso la transizione di tutti i marchi in portafoglio verso una supply chain sostenibile. Un asse che si è confermato strategico anche in questa nuova edizione. «Nella cornice dell’iniziativa, l’apporto di Kering è chiave per fornire un’education concreta alla responsabilità e un’occasione di visibilità ai designer coinvolti», chiosa Cantarini.

E se nei precedenti appuntamenti era stata data carta bianca nel realizzare look con requisiti di sostenibilità, attingendo alla vasta biblioteca di materiali e tessuti certificati di Mil, questa volta si è voluta alzare l’asticella. «La novità sta in un tema comune per tutti», prosegue la curatrice, sottolineando come «non si tratta tanto di una competizione, quanto piuttosto di una collaborazione tra creativi chiamati a raggiungere insieme uno stesso obiettivo».
In particolare, il concept scelto è stato quello del circular luxury, ovvero l’utilizzo dell’expertise di produttori selezionati per creare filiere e network specializzati per la produzione di tessuti con contenuti riciclati di qualità e in mischia con fibre vergini allineate agli standard di sostenibilità di Kering. «Abbiamo chiesto ai brand di creare look scultorei e over-the-top, genderless e seasonless, dando loro la possibilità di interpretare le soluzioni tessili circolari di ultima generazione», aggiunge Christian Tubito, direttore di Mil.

A confrontarsi sono stati dieci marchi selezionati in tutto il mondo dalla curatela attraverso le fashion week, i premi, gli atenei di moda e Instagram, strumento prezioso per superare i limiti geografici. Quattro sono i talent italiani, da Domenico Orefice, che fonde sportswear e innovazione, tailoring e artigianalità, a Tolo, label dallo stile urban e funzionale con contaminazioni outdoor e army. Florania produce invece i suoi total look genderless tra Milano e Mantova collaborando con aziende impegnate nella formazione artigiana a favore di gruppi socialmente svantaggiati, mentre Viapiave33 indaga il rapporto tra tecnologia e primitivismo.

Tra gli ospiti ritorna Permu, originario della Cina ma basato a Londra, che accosta tagli e tecnologie sartoriali a tessuti di alta gamma biodegradabili e riciclabili. Londinese è anche Denzilpatrick, che intreccia le origini irlandesi e giamaicane del suo fondatore, già direttore creativo di Maison Kitsuné. Viene dall’Uganda Buzigahill, che punta a ridare smalto e dignità all’industria tessile del Paese africano, mentre il cileno Guido Vera trae ispirazione dai popoli e dai paesaggi della Patagonia per i suoi capi minimali.
Di stanza a Copenaghen, Caoimhe Dowling declina l’impegno nature-friendly guardando al punk e al movimento inglese del Kibbo kift. Di origini greche, Unsung weavers cuce a mano ogni pezzo su modelli unici, basandosi su archetipi come la cappa da pastore e sui cicli della natura nei ritmi della produzione. (riproduzione riservata)