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Sustainability

Dal Parlamento europeo arriva il via libera al controllo di filiera

Con l’approvazione della Corporate sustainability due diligence directive e del Regolamento ecodesign, le aziende dovranno integrare nella governance il dovere di diligenza, progettare capi green e con passaporto digitale. «I brand italiani sono pronti, ma serve una politica industriale dal governo», spiega a MFF Sergio Tamborini di Smi

di Alice Merli
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Il presidente di Sistema moda Italia, Sergio Tamborini (courtesy Smi)
Il presidente di Sistema moda Italia, Sergio Tamborini (courtesy Smi)

La moda si avvia sempre più verso il controllo di filiera. Il Parlamento europeo ha infatti dato il via libera definitivo all’Espr-Ecodesign for sustainable products regulation e approvato la Csddd-Corporate sustainability due diligence directive sulla supply chain.

Andando con ordine, la prima legge definisce nuove regole di progettazione ecocompatibile per favorire la longevità e migliorare il ciclo di vita dei prodotti in commercio. Essa introduce inoltre un passaporto digitale per i consumatori, con le informazioni sui materiali impiegati e le modalità di smaltimento e vieta la distruzione dei beni invenduti tra cui figurano l’abbigliamento, gli accessori e le calzature, in virtù di soluzioni alternative come il riciclo o la donazione. Le piccole e microimprese saranno esentate da questo divieto, mentre le medie beneficeranno di un’esenzione di sei anni. La normativa interessa tipologie di prodotti come ferro, acciaio, alluminio, tessili, mobili e i requisiti saranno delineati da un regolamento secondario.

«I primi atti delegati per il tessile partiranno dal 2025. La legge sull’Ecodesign racchiude temi fondamentali e se vengono messe in atto delle verifiche corrette, la manifattura europea può ricavarne un vantaggio. Il tutto va infatti inquadrato all’interno della logica dell’Ue, alcuni elementi sono positivi, altri andrebbero rivisti, come il tema dell’invenduto. Il rischio infatti è che diminuiscano i valori di produzione e quindi che l’efficienza industriale venga penalizzata», ha spiegato a MFF Sergio Tamborini, presidente di Smi-Sistema moda Italia. «L’armonizzazione delle dogane diventa quindi l’elemento determinante per l’ecodesign. Ed è una delle battaglie fondamentali che si sta discutendo in Parlamento. Se vengono importati prodotti non conformi al regolamento, questo perderà di valenza. Basti pensare a chi impiega i prodotti chimici, la merce circolerà liberamente e nessuno potrà più fermarla».

Entrando invece nel dettaglio della direttiva Csddd, obbligherà le imprese a integrare nella governance il dovere di diligenza, ottenere garanzie contrattuali dai partner e fornire loro sostegno soprattutto se si tratta di pmi, oltre che adattare il proprio modello di business in conformità all’accordo di Parigi sul clima per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. L’entrata in vigore sarà graduale e riguarderà le realtà con oltre 5 mila dipendenti e ricavi per 1,5 miliardi dal 2027, con oltre 3 mila lavoratori e più di 900 milioni di business dal 2028 e superiori ai mille dipendenti e un fatturato sopra i 450 milioni dal 2029.

«Per essere validata passeranno altri due anni e nell’abbigliamento rimarranno fuori un bel po’ di aziende calcolando le dimensioni, non è una cosa che impatterà subito sul tessile e la moda tricolore. Sarà sicuramente una bella sfida perché ci sono parecchie criticità, in capo all’azienda andrà la gestione di tutti i comportamenti su tutta la catena del valore e non sarà facile», ha proseguito il numero uno dell’associazione.

«In Italia non siamo messi male, ma mi aspetto che ci siano degli elementi che riportino alla giusta pratica. Le aziende del territorio sono mediamente abbastanza pronte a livello culturale, di più le medio-grandi che hanno già delle procedure. Ma per avanzare bisogna avere risorse per gestire l’innovazione. Sarà compito del governo accompagnare la trasformazione. Esso dovrà applicare una politica industriale e non più una di sussidio che rimane un fatto contingente. Dovrà essere costituita una progettualità a lungo termine, che implementi ad esempio le filiere agricole che abbiamo perso, come quella della seta e della canapa», ha concluso. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/05/2024 19:30
Ultimo aggiornamento: 20/05/2024 19:30
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