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Sustainability

Confindustria moda, Annarita Pilotti su Ecodesign: «Bisogna tenere conto anche delle pmi italiane»

Entro il 2030 le aziende del fashion dovranno adattarsi alla serie di norme varate dal Parlamento europeo per la circolarità della moda. «Ma la vera sfida sarà coniugare il nuovo pacchetto normativo al tessuto aziendale del Made in Italy, la cui filiera è composta principalmente da piccole e medie imprese», sottolinea la presidente dell’associazione

di Michela Frau
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Annarita Pilotti (courtesy Confindustria moda)
Annarita Pilotti (courtesy Confindustria moda)

Entro il 2030 i prodotti sul mercato dovranno essere più durevoli, di semplice riutilizzo, riparabili e riciclabili. Recita questo il regolamento sull’Ecodesign approvato dal Parlamento europeo lo scorso luglio, che dovrà essere nuovamente votato per essere poi approvato dal consiglio, ma che impone già un importante e necessario ultimatum al settore. Una rivoluzione a cui le imprese del comparto moda e accessori dovranno adeguarsi. Ma la vera sfida sarà coniugare il nuovo pacchetto normativo al tessuto aziendale del Made in Italy, la cui filiera è composta principalmente da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, ma fondamentali per il comparto. 

«Portiamo a Bruxelles la voce dell’industria più creativa del continente, per la quale generiamo quasi 100 miliardi su 200 totali», aveva a proposito sottolineato nei mesi scorsi Carlo Capasa, presidente di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana, accolto a Bruxelles assieme alle camere della moda di 23 Paesi riunite nell’Efa-European fashion alliance (vedere MFF del 7 giugno 2023). Una necessità ribadita dalla presidente di Confidustria moda, Annarita Pilotti, che riconoscendo l’importanza della normativa, esplicita la posizione e l’impegno dell’associazione a favore della transizione green.

«L’Ecodesign è un regolamento europeo e in quanto tale dovrà essere applicato dai 27 Stati membri dell’Unione così com’è, senza declinazioni nazionali», dichiara la presidente. «Però bisogna tenere conto anche dei tempi e della possibilità di reazione di imprese piccole come sono quelle italiane. Per questo stiamo lavorando attivamente per generare nelle aziende di Confindustria moda la consapevolezza su queste tematiche ma nel contempo far sì che le specificità di alcuni prodotti siano comprese, unitamente al loro valore», conclude la Pilotti, neo presidente ad interim della federazione dopo l’uscita nelle scorse settimane di Ercole Botto Poala (vedere MFF del 9 gennaio

Il Tod's digital product passport (courtesy Tod's)
Il Tod's digital product passport (courtesy Tod's)

Tra le novità del nuovo quadro normativo, anche l’introduzione di un digital product passport che garantisce l’autenticità e la tracciabilità dei prodotti. Una soluzione di cui «molte aziende hanno già recepito la logica prima che sia imposta per norma», prosegue la presidente Pilotti, «così come hanno recepito il fatto che identificare la filiera produttiva sia strumento di marketing e di trasparenza». Ecco quindi soluzioni come quelle scelte da Tod’s, che di recente ha scelto di affidarsi a Temera per dotare la sua Di bag dell’innovativo strumento tecnologico (vedere MFF del 30 novembre 2023).

Ma anche iniziative come quelle portate avanti da Diesel. Il brand di Otb-Only the brave dal 2017 ha dotato tutti i suoi capi di un Qr code e di un codice numerico di 12 cifre che costituiscono un’identità digitale unica. Il progetto, che consente ai clienti di scansionare il codice e avere così conferma dell’autenticità dei capi acquistati, ha inizialmente coinvolto solo le collezioni denim, per essere poi esteso dall’autunno del 2021 a tutte le linee del marchio (vedere MFF del 30 novembre 2023). Il passaporto digitale sta quindi per diventare una necessità e realtà come la strat-up tech Vaultik cercano di rispondere con nuovi progetti. Fondata nel 2022 da Pietro Novelli e Kunaal Chande, ex Meta e Bloomberg, l’azienda ha infatti ideato una soluzione sostenibile che unisce per la prima volta certificati di proprietà e passaporto digitale.

«La nostra industria ha fatto della transizione verso la sostenibilità un obiettivo strategico e confindustria moda con le sue associazioni federate è consapevole che quello che viene fatto oggi è fondamentale per la sopravvivenza delle aziende», conclude Annarita Pilotti. «Per questo, nel rispetto degli specifici e diversificati segmenti produttivi, abbiamo ben presente il nostro ruolo di doppia front line: da una parte in costante colloquio con le istituzioni europee di riferimento, dall’altra punto di ascolto e trasmissione per aziende spesso piccole che spesso, non vedendo una richiesta di mercato tale da motivare la pronta discesa in campo, la messa a terra delle norme e la gestione dei relativi costi, devono ancora entrare in sintonia con quanto sta succedendo in Europa», conclude la presidente. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 31/01/2024 15:30
Ultimo aggiornamento: 31/01/2024 15:34
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