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Sustainability

Cnmi contro il caporalato. Capasa: «Dividersi sulla filiera è rischioso»

«Sta passando il messaggio errato che tutta la produzione di moda di lusso coincida con lo sfruttamento del lavoro», spiega il presidente dell’associazione lanciando i Sustainable fashion awards 2025, in scena il 27 settembre al Teatro alla Scala di Milano. E aggiunge: «Alle istituzioni chiediamo più impegno nel pensare all’interesse comune»

di Giada Cardo
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Da sinistra Carlo Capasa, Desiree Bollier e Fortunato Ortombina (courtesy Cnmi)
Da sinistra Carlo Capasa, Desiree Bollier e Fortunato Ortombina (courtesy Cnmi)

Cnmi-Camera della moda italiana si prepara alla 7ª edizione dei Cnmi sustainable fashion awards, in scena il 27 settembre al Teatro alla Scala di Milano, ma la presentazione dell’evento ha dato a Cnmi un’occasione per ribadire il proprio impegno a tutela del sistema moda italiano, nell’ultimo periodo sotto i riflettori per episodi di sfruttamento del lavoro lungo la filiera produttiva.

«Evidentemente è in corso una controffensiva sull’Italia e sul prodotto di alta qualità. La vera filiera illegale è molto limitata, invece sta passando il messaggio che tutta la produzione italiana della moda di lusso avvenga sfruttando i lavoratori», ha affermato Carlo Capasa, presidente di Cnmi. «I fornitori irregolari rappresentano meno del 2% della produzione totale annuale di un brand. Dobbiamo espellere dal nostro mercato questi pochi laboratori illegali e Cnmi è impegnata in prima fila, prima con la firma del protocollo d’intesa per la legalità nei contratti di appalto e ora con la proposta di una norma, attualmente allo studio da parte del Mimit, per certificare sostenibilità e legalità delle imprese del settore», ha proseguito Capasa, sottolineando che passare il messaggio che tutta la moda di alta gamma coincida con lo sfruttamento del lavoro sia pericoloso «perché ha l’effetto di demonizzare e abbassare il valore della filiera, attaccando l’Italia come primo produttore al mondo di moda di alta qualità».

Da qui un appello esplicito alle forze politiche. «L’industria della moda non ha colore politico. Il sistema produttivo italiano è il vero fiore all’occhiello del Made in Italy e se si spezza la filiera perderanno tutti», ha dichiarato Capasa. «Alle forze politiche chiediamo di impegnarsi per l’approvazione della legge che sarà presentata a breve dal Mimit senza guardare al tornaconto elettorale e comunicativo, ma pensando all’interesse comune. Ci giochiamo una filiera in cui non ci sono solo i 600 mila lavoratori dell’industria, ma anche i 600 mila dell’indotto».

E un esempio virtuoso di moda orientata alla sostenibilità e all’etica sono proprio i Sustainable fashion awards, realizzati in collaborazione con Un alliance for sustainable fashion e con il supporto del Comune di Milano, che quest’anno si terranno per la prima volta di sabato, anticipando quindi di un giorno sul calendario della Milano fashion week. Per il secondo anno di fila sarà Balich wonder studio a realizzare la cerimonia, che vedrà la consegna, da parte della giuria internazionale presieduta da Paola Deda, di dieci premi che spaziano dall’artigianato di eccellenza alla climate action, dal capitale umano all’economia circolare. A questi si aggiunge il Bicester collection award for emerging designers, che vede in finale i brand Institution by Galib Gassanoff, Sake e Simon Cracker, che entreranno a far parte del programma di mentorship di Bicester collection, mentre il vincitore presenterà la propria collezione all’interno di The apartment, lo spazio dedicato ai private client a Fidenza village o in un altro villaggio della collezione. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 23/07/2025 17:44
Ultimo aggiornamento: 23/07/2025 18:26
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