SustainabilityCandiani e Madh insieme per una capsule in denim green
La manifattura di Robecchetto con Induno ha deciso di coinvolgere il giovane brand svedese per la realizzazione di una linea prodotta con un cotone rigenerativo, europeo e non ogm. Ogni capo, realizzato con il blue seed, ha una resistenza in media superiore del 30%. «Avvicinare la gente al prodotto è la nostra grande sfida», spiega a MFF il global marketing director Simon Giuliani

Durevolezza, circolarità e «less is more». Questi i tre capisaldi dietro la prima capsule di jeans prodotta con un cotone rigenerativo, europeo e non ogm, nata dalla collaborazione tra Candiani e Madh. La storica azienda produttrice di denim di Robecchetto con Induno, ancora oggi in mano alla famiglia fondatrice con alla guida Alberto Candiani, esponente della quarta generazione, ha fornito la sua expertise al giovane marchio svedese per una co-lab all’insegna dell’innovazione e della qualità.
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Il frutto di questo lavoro è stato presentato nello store di piazza Mentana a Milano, dove l’azienda italiana ha ricreato una piccola manifattura industriale, con i macchinari appositamente ridimensionati per poter essere posizionati nel cuore di una boutique cittadina, luogo che offre una posizione privilegiata dalla quale poter osservare da vicino tutte le fasi di produzione di un jeans. D’altronde Candiani è l’unica realtà europea a svolgere questo tipo di lavorazione internamente.

«Filiamo, tagliamo, tingiamo e facciamo il finissaggio del tessuto, siamo l’unica realtà europea a farlo. Questo non è un vanto, ma un primato dal sapore amaro», spiega a MFF Simon Giuliani, global marketing director di Candiani. «Decenni fa erano una trentina le aziende a fare questo lavoro, ora sono 600, ma di queste l’80% si trovano in Pakistan, Indocina e Bangladesh, nell’occidente è rimasto ben poco, e quel che rimane si contraddistingue per l’innovazione».
Una strada, quella dell’innovazione, che Candiani ha perseguito da quando nel 1974 l’area tra Milano e le Alpi è diventato il Primo parco regionale d’Italia, circostanza che ha spinto l’azienda a scommettere sul green e a iniziare a investire per una filiera circolare. Spirito condiviso dal brand Madh, fondato nel 2021 da Martin Gustafsson e Nhu Duong, duo creativo unito da un passato comune all’interno di Acne studios.
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Ma piuttosto che brand, la realtà svedese, si definisce un collettivo. «Collaborare è l’occasione per far evolvere ogni volta il brand, e l’innovazione è uno dei pillar del nostro progetto», ha spiegato Gustafsson, che assieme ai suoi soci ha cercato i giusti partner per il tessuto, per la confezione e il lavaggio dei capi, strutturando il brand in modo che potesse essere fluido, per adattarsi alle esigenze del mercato e cogliere l’opportunità di collaborare con diverse realtà.

Dagli altri brand, agli studenti delle scuole di moda alle realtà industriali. Questa è la collectiveness di Madh, una piattaforma nella quale la collaborazione è occasione per evolversi. Da qui la decisione di non avere un flagship store, per ora, ma di optare sui partner locali per l’apertura di alcuni negozi pop-up. «Siamo come un bus, che noi guidiamo, ma sul quale tutti possono salire a bordo. Un party bus», spiegano. E ora, su questo bus è salito Candiani.
Insieme le due realtà presentano una collezione di jeans e giacche realizzate con una tela di cotone, la stessa per tutti i modelli, che assume un aspetto diverso in base al lavaggio e alla lavorazione, derivato da un seme ibrido sviluppato da Candiani insieme a Gowan seed company. A uso esclusivo dell’azienda italiana, il Blue seed grazie alla lunghezza e alla resistenza delle sue fibre, combinato al denim riciclato recuperato in partnership com Humana, consente di ottenere un jeans che ha una resistenza media superiore del 30% rispetto agli altri denim.
Questo piccolo seme dal colore indaco viene coltivato in Andalusia dall’azienda Algosur con tecniche di agricoltura rigenerativa, richiedendo un impiego minore di acqua e di sostanze chimiche. «Avvicinare la gente al prodotto è la grande sfida», spiega Giuliani. «Questo è quello che cerchiamo di fare noi, come tutta la parte di customizzazione e made to measure». La mission dell’azienda, che ha realizzato la supply chain più corta del mondo con una produzione che avviene entro i 240 km, raccontata nello spazio nel cuore delle Cinque vie milanesi. (riproduzione riservata)