SustainabilityAnna Wintour onora Armani inaugurando la cerimonia green di Cnmi alla Scala
La global editorial director di Vogue ha assegnato il Legacy Award a Leo Dell’Orco, Silvana Armani e Andrea Camerana. Parlando della sua eredità, ha ricordato: «Sapeva che il suo brand non poteva essere primo in classifica ogni stagione, ma voleva assicurarsi di restare sempre al centro della scena»
Per una volta il discorso più atteso apre una cerimonia invece di chiuderla. Al Teatro alla Scala è stata Anna Wintour, chief content officer di Condé Nast e global editorial director di Vogue, a rendere un sentito omaggio a Giorgio Armani e consegnare il Legacy award a Leo Dell’Orco, Silvana Armani e Andrea Camerana, che Wintour ha descritto come «l’anima della sua azienda, ma anche le persone più vicine al suo cuore».
Il tributo di Anna Wintour a Giorgio Armani
«Essere qui con voi per celebrare Giorgio è come ritrovarsi con una famiglia che non sapevo di avere. La famiglia è ciò che associo di più a Giorgio: con la sua moda, che aveva una splendida continuità e sembrava sempre concepita per le persone che amava di più», ha detto Anna Wintour aprendo il suo tributo a Giorgio Armani, scomparso lo scorso 4 settembre. «Il nome «Armani» è stato così inclusivo per così tanto tempo che è difficile ridurlo a un singolo momento, immagine o progetto. Giorgio è diventato uno dei capi di stato della moda, ma all’inizio era un visionario, avanti rispetto alla sua epoca», ha proseguito.
Il discorso è poi confluito sul lascito di Giorgio Armani: «Prima di lui, c’erano solo completi formali rigidi, con le loro strutture e i loro codici. Ha rivoluzionato il tailoring e, nel farlo, ha trasformato la moda (…). Giorgio aveva anche intuito, molto prima di altri, l’opportunità di legare moda e cinema: da American Gigolo a Quei bravi ragazzi, i suoi abiti apparivano magnifici e seducenti sullo schermo. Era uno stilista sia per l’uomo che per la donna; capì che un unico linguaggio di forza e fluidità poteva dare nuova vita a entrambe le linee».
Le parole di Anna Wintour si fanno più intime quando emergono i ricordi personali con il Signor Armani: «Tra le immagini preferite di Giorgio ci sono quelle che Annie Leibovitz scattò nella sua casa verso la fine della pandemia. Lo vediamo nel suo ambiente naturale, circondato dai suoi libri e dal suo spirito generoso. Dalla ricerca sul cancro e sull’Aids alle iniziative per il rimboschimento e i senzatetto, Giorgio è stato un filantropo attento e costante, nonché un sostenitore dei giovani designer emergenti».

Wintour celebra l’eredità di Armani
Il tema della famiglia ritorna quando Anna cita i ricordi di suo genero Francesco Carrozzini, figlio di Franca Sozzani, storica editor in chief di Vogue Italia: «Francesco, che con sua madre è cresciuto accanto a Giorgio, ricorda di aver trascorso con lui il Capodanno del 1994 su una spiaggia delle Maldive. «Quella sera mia madre era raggiante, rideva come solo con le persone di cui si fidava», mi ha raccontato. «Quelle notti non erano dedicate al glamour, ma alla famiglia: il modo in cui Giorgio la guardava con calore, il modo in cui lei si rilassava vicino a lui»».
In chiusura, Wintour ha ribadito l’ammirazione e il rispetto per Giorgio Armani, creativo, professionista, filantropo, uomo: «Sapeva che il suo marchio non poteva essere al top ogni stagione, ma voleva essere sempre al centro dell’attenzione. Ho sempre apprezzato quella sua insistenza, che rivelava la sincerità della sua passione e quanto profondamente ci tenesse. Era fedele alle sue passioni come ai suoi principi e, fino all’ultimo, quando seguiva da lontano la sua ultima sfilata di haute couture, si era preoccupato ossessivamente del suo lavoro e della famiglia che aveva creato. Giorgio era un leader creativo, ma anche un leone generoso e gentile. E credeva nel potere duraturo del suo lavoro, come tutti noi». Dopo la consegna, una lunga standing ovation ha salutato lo stilista scomparso e i suoi familiari più vicini sul palco. (riproduzione riservata)