SustainabilityAl G7 si affronta il tema dell’impatto ambientale dell’industria tessile
Durante l’incontro tenutosi a Torino, il ministro francese per la transizione ecologica Christophe Béchu ha sottolineato la necessità di risolvere la questione del fast fashion. Un problema a cui il Paese tenta di far fronte con una serie di provvedimenti, dal bonus reparation alle sanzioni contro l’ultra fast fashion, ai quali si aggiunterà la normativa sull’Ecodesign approvata dal parlamento europeo il 23 aprile
«Dobbiamo affrontare la questione del fast fashion», ha dichiarato il ministro francese per la transizione ecologica Christophe Béchu in occasione del G7 in corso dal 28 al 30 aprile a Torino. Durante l’incontro tra le sette economie più industrializzate del mondo, dedicato a clima, energia e ambiente, è stata evidenziata la necessita di affrontare l’impatto dell’industria della moda sull’ambiente, in particolare quella della moda ultra veloce, in modo da ridurre l’uso della plastica e le emissioni di gas serra. La questione, che non era mai stata affrontata durante il vertice, richiede ora dei provvedimenti immediati considerando che: «Le emissioni tessili sono già superiori a quelle totali africane», evidenzia Béchu. Il valore dei gas rilasciati dall’industria della moda, secondo le stime di McKinsey, avrebbe infatti superato la somma delle emissioni di tutti i trasporti aerei e marittimi internazionali messi insieme. Il G7 dovrebbe annunciare un forum internazionale sull’efficienza delle risorse per proporre azioni concrete per i paesi, dall’aumento della responsabilità dei prodotti al miglioramento della trasparenza della catena di approvvigionamento.
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La Francia si è già mossa autonomamente per favorire la transizione verde della moda, varando alcune norme che riducano l’impatto sull’ambiente. Oltre al Bonus reparation, che consente di ottenere dai 6 ai 25 euro ogni volta che si sceglie di far rammendare un proprio indumento in una sartoria o calzoleria che aderisce al programma, il Paese ha proposto un disegno di legge che consentirà di imporre sanzioni economiche ai marchi dell’ultra fast fashion, come Shein e Temu. Al testo, che dovrà passare dal Senato per diventare ufficialmente legge, si aggiungerebbe l’intenzione di proporre un divieto dell’Unione sulle esportazioni di vestiti usati, in modo da favorire il mercato interno di second hand e ridurre i rifiuti tessili. Una necessità imminente considerando che ogni cittadino comunitario getta in un anno 11 chili di scarti, per un totale di 5,8 tonnellate di rifiuti tessili prodotti annualmente in Europa.
Secondo i dati diffusi dall’Unione europea, la produzione tessile è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, passando dalle 58 milioni di tonnellate del 2000 ai 109 milioni di tonnellate del 2023. E la quota sarebbe destinata a crescere e raggiungere le 145 tonnellate entro il 2030. Per contrastare il fenomeno, e ridurre l’impatto sull’ambiente, l’Ue intende dimezzare gli sprechi tessili, aumentare il ciclo di vita e il riciclo dei tessuti, come parte integrante del piano per raggiungere un’economia circolare entro il 2050. Nasce per questo il regolamento Ecodesign che, approvato il 23 aprile dal parlamento, obbligherà le aziende sia a progettare i prodotti in modo che siano circolari e durevoli, sia a dotare i capi di un passaporto digitale che ne indichi la composizione in modo da agevolarne il riciclo, la riparazione e il tracciamento delle sostanze pericolose al loro interno. (riproduzione riservata)